– Pronto, parlo con il signor Diego Lane?

– sì, sono io.

– Salve signor Lane, sono l’agente Morrison. La chiamo dall’ospedale di Pomona, in California. Pensiamo di aver trovato suo padre. Può raggiungerci quanto prima?

Con questa telefonata si apre Silverwood Lake…

Simona Binni scrive, disegna e colora una storia silenziosa e intensa.
La storia di un abbandono, di un’angoscia che non scompare e che anzi, con il tempo ritorna più forte di prima.

Diego non è solo un giornalista, ma anche un uomo dal passato irrisolto in cerca di risposte.
Si ritroverà a Silverwood Lake, una specie di campeggio che ospita gratuitamente persone in difficoltà, offrendo loro l’illusione di una tregua dalle difficoltà della vita.

“Chi arriva qui fugge da qualcosa e non importa se a crollare sia stato il mondo fuori o quello che ha dentro”.

Diego proverà a scavare nelle vite degli ospiti del rifugio, fingendosi uno di loro, per provare a capire le ragioni che abbiano spinto suo padre ad andarsene quando lui era piccolo. Analizzando gli altri, analizzerà sé stesso ritrovandosi a fare i conti con le proprie angoscie.

Un viaggio di crescita e di ricerca, un intreccio di vite e storie difficili che forse, solo entrando in contatto l’una con l’altra riescono a risolversi un po’. A volte è proprio il lungo silenzio al quale ci si autocondanna a non permettere alle paure di uscire, per apparirci magari un po’ meno grandi.

Una storia che si legge tutta d’un fiato e che lascia un senso di smarrimento e inadeguatezza, la Binni non ci fa la morale, ma lascia libero ognuno di noi di realizzare il proprio dipinto in base alle proprie esperienze ed emozioni.

di Simone Caputi