Così comincia il mio viaggio verso un’isola che non conosco.

Amina

Dopo aver letto e ammirato Silverwood Lake, l’ultimo lavoro di Simona Binni, non potevo esimermi dal leggere un’altra sua opera.
La mia attenzione è caduta su Amina e il Vulcano.

La copertina e lo stile, di primo impatto rimandano ad una lettura esclusivamente per ragazzi, bisogna iniziare a leggere la storia per rendersi conto che non è così.

Sì, perché Amina e il vulcano è un libro che riesce ad abbracciare diverse fascie di età. La lettura può essere apprezzata sia dai ragazzi che dagli adulti, ciascuno con il proprio punto di vista.

Fin da subito capiamo che la vita di Amina non sarà semplice; una madre scomparsa prematuramente, un padre sempre lontano per lavoro e una matrigna egoista che la ritiene un peso.

Amina ha un “dono”, comunica con gli animali e con le piante. Amina sogna, e proprio questi sogni l’accompagneranno nel percorso che la porterà a scoprire se stessa e la sua storia.

L’incontro con i nonni materni nella meravigliosa cornice dell’isola vulcanica di Stromboli (Sicilia),  tra colori e profumi evocativi che le tavole della Binni ricreano alla perfezione (grazie anche ai colori di Chiara Cernigliaro), aiuterà Amina a comprendere ciò che fino ad allora le era stato incomprensibile.

Una grafica novel che si legge tutta d’un fiato. Simona Binni racconta una storia fatta di dolore, di sofferenza, di partenze e di ritorni, ma anche di speranza e di amore. Un amore profondo, non solo per le persone ma per tutto ciò che ci circonda: gli animali, la natura e il mare. L’autrice ci avvicina a tutti questi elementi partendo dai rapporti umani e dalle relazioni difficili che spesso vengono a crearsi nelle famiglie.

Una storia fantastica ma allo stesso tempo attuale, che riesce a mescolare paure, sogni e realtà in un mix perfetto. Un viaggio alla scoperta di Amina e in fondo anche un po’ di se stessi.

In quest’opera, si riconferma la sensibilità e la bravura di un’ autrice e disegnatrice italiana capace di catturare il lettore con una leggerezza piena di profondità.

di Simone Caputi