Volevo vedere Black Mirror già da tempo e quando ho cominciato a farlo mi sono chiesta perché avessi aspettato tanto.

Il rapporto tra uomo e tecnologia, spesso argomento di dibattiti, spaventa ed esalta allo stesso tempo.

Black Mirror affronta la questione in modo non convenzionale e si sa, chi va contro le convenzioni dà nell’occhio, attira l’attenzione e fa parlare di sè.

Quello che a volte abbiamo solo osato immaginare, in questa serie tv diventa in qualche modo “realtà” e visibile ai nostri occhi.

È un racconto ambientato nel futuro le cui basi poggiano sul presente. Ogni episodio è a sé, non vi è alcun collegamento tra l’uno e l’altro se non il rapporto portato all’estremo tra uomo e tecnologia.

Una serie tv tecnicamente perfetta, tutto si presenta al posto giusto nel momento giusto. Perché non avrebbero potuto esserci anni migliori in cui poter lanciare questo progetto.

Oggi, tutta la nostra vita ruota attorno alla tecnologia: computer, smartphone, tablet, sono solo alcuni degli oggetti che si sono impossessati delle nostre mani, dei nostri occhi, della nostra attenzione. Più impegnati che mai nel vivere la vita virtuale piuttosto che quella reale, ci troviamo di fronte ad una società sempre meno capace di ascoltare i bisogni del prossimo.

Non possiamo opporci al cambiamento, se l’avessimo fatto in passato, oggi saremmo senza riscaldamento, senza elettricità, senza internet, solo per citare alcuni esempi. Possiamo però opporci all’utilizzo smodato e scorretto delle innovazioni tecnologiche. Possiamo smettere di utilizzare gli smartphone nei momenti meno opportuni: a tavola, ad un concerto o mentre si è alla guida. Quanti sorrisi in più avremmo stampati nei nostri ricordi? Quanti sguardi? Quante vite avremmo evitato di perdere?

In un mondo dominato dalla fretta e da momenti di riflessione sempre più fugaci, Black Mirror rappresenta per tutti noi un’opportunità. L’opportunità di fermarci a riflettere.

“Voglio solo che accada qualcosa di vero. Solo una volta.”

di Melissa Basile