CAPTAIN FANTASTIC di Matt Ross

Quella di Captain Fantastic è una famiglia atipica, vive tra le foreste del Pacifico senza alcun contatto con la civiltà occidentale, conducendo un’esistenza selvaggia in piena simbiosi con la natura. Sei fratelli, dai 5 ai 20 anni, guidati da un capitano: il loro papà.

Ed è proprio un Captain Fantastic Ben, un personaggio folle e un padre anticonvenzionale, che rifiuta l’educazione scolastica, ma cresce i propri figli al culto di Chomsky e alla lotta al sistema, insegnando loro come rubare nei supermercati. Quando la moglie decide di togliersi la vita, però, tutte le certezze sulle quali aveva fondato la propria esistenza e quella della sua famiglia iniziano a vacillare.

In viaggio su un pulmino, diretti al funerale della madre, i sei ragazzi si imbattono nel mondo reale: abituati a scalare le montagne a mani nude e a cacciare per procurarsi il cibo, tutto quello che conoscono è ciò che è contenuto all’interno dei libri che leggono tutte le sere davanti al fuoco. Non sanno cosa sia la Coca Cola o come si debba affrontare la prima cotta per una ragazza. Ma soprattutto, non sanno perché la loro mamma abbia scelto di andarsene.

Quando i nonni decideranno di chiedere la custodia dei nipoti, per riportarli alla civiltà e iscriverli a scuola, Ben si troverà a dover scegliere tra gli ideali in cui ha sempre creduto e il bene dei propri figli. Una scelta difficile, che solo alla fine lo porterà a comprendere i suoi errori.

LA CRESCITA DI CAPTAIN FANTASTIC

Il protagonista compie un percorso di crescita e cambiamento, rimanendo però fedele alla propria natura. La sua voglia di libertà lo ha portato a perdere il contatto con la realtà, fino a compromettere il rapporto con le persone che ama. Così, proprio quella libertà che credeva di essersi conquistato, si rivelerà essere, in fin dei conti, un limite.

Candidato agli Oscar, ai Golden Globe e premiato come miglior film straniero con il David di Donatello, Captain Fantastic di Matt Ross commuove e fa riflettere, lasciando spazio anche a qualche sorriso.

di Monica Areniello