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ARTEinCONTEMPORANEA: interviste e recensioni

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Cinema

IN GUERRA PER AMORE di PIF

In guerra per amore è l’opera seconda di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif.

Il protagonista del film, Arturo Giammaresi, è un palermitano trasferitosi in America. Arturo è innamorato della bella Flora e sogna di sposarla quanto prima. Sorge però un piccolo problema: Flora viene promessa sposa a Carmelo, figlio del braccio destro di Lucky Luciano. L’unica possibilità che gli si prospetta davanti, è quella di andare a chiedere la mano della donna che ama direttamente al padre, rimasto però in Sicilia.

Siamo nel 1943 e in Sicilia è in atto la seconda guerra mondiale. Arturo non si perde d’animo e per amore della sua bella decide di arruolarsi e prendere parte alla spedizione dell’esercito americano in terra sicula. Cosa accadrà? Riuscirà il nostro fanciullo a sopravvivere e strappare un sì al padre di Flora?

Il borgo siciliano che fa da sfondo alla vicenda è Crisafullo, non lo troverete sulle cartine geografiche, né di ora e né di allora, ma dopo aver visto In guerra per amore lo troverete sospeso in un angolo della vostra mente insieme ai suoi abitanti e ai meravigliosi scorci paesaggistici che solo una terra come la Sicilia è capace di offrire.

La trama è sicuramente avvincente e degna di interesse come lo è la voglia di crescita da parte di Pierfrancesco Diliberto, notevole è infatti il lavoro sulla direzione della fotografia, luci, costumi e sugli effetti speciali.

Pif continua a stupire e dopo La mafia uccide solo d’estate continua a ritrarre un’Italia passata e presente martoriata dal potere mafioso.

Il regista si conferma un’incredibile risorsa per il cinema nostrano, risorsa avvalorata dal premio David Giovani ai David di Donatello 2017. Per chi non lo sapesse questo premio è stato istituito nel 1997 e destinato al miglior film votato da una giuria di giovani delle scuole superiori e delle università.

Tenente Catelli: “Ma qui è così importante quello che pensa la gente?”
Arturo: “Lieutenant, se la gente viene a sapere che a me non interessa cosa pensa la gente, cosa può pensare la gente di me?”

In guerra per amore

di Melissa Basile

 

MOONLIGHT di BARRY JENKINS

Moonlight. Oscar 2017 per il miglior film.

Miami, Florida. Comunità nera. Little ha dieci anni e comincia a toccare con mano la dura realtà di chi a quell’età, in quel contesto sociale, si mostra debole. Non è semplice, soprattutto quando non hai un padre e hai una madre tossicodipendente che tutto di dona tranne che quell’affetto che solo le mamme sanno e possono dare.

Chiron (questo è il suo vero nome), a testa bassa accusa i colpi che la vite gli infligge, va avanti e trova conforto in Juan e Teresa, a casa loro ci sarà sempre posto per lui e le sue paure. Quando il respiro si spezza e i battiti aumentano Chiron decide di reagire alle ingiustizie subite, ma quello che ottiene è un altro pugno, dritto nello stomaco: un periodo di detenzione.

Quando Chiron esce, è cambiato, sono diversi i modi di fare, è diverso il fisico (più muscoloso), è diverso l’abbigliamento, ma non sono diversi gli occhi, quelli, come disse qualcuno, non mentono. Sono alla continua  ricerca di quella luce che solo un sentimento puro e sincero può accendere.

Prima con la mamma e poi con l’amico Kevin, l’amore nella vita di Chiron sembra non essere previsto, l’essere omosessuale negli ambienti in cui è cresciuto non aiuta e la paura domina la voglia di amare.

Sarà questa voglia a spingerlo forse verso una nuova rinascita e a trovare conforto anche nelle radici e in quel passato che tanto lo avevano deluso.

Ad aver vinto l’Oscar è la speranza in un mondo in cui tutti possono essere se stessi, senza paura.

di Melissa Basile

A un certo punto dovrai decidere da solo chi vuoi diventare. Non lasciare che qualcuno decida per te.

Juan – Moonlight

Notting Hill

Le commedie romantiche sono spesso scontate, banali e con poco o nulla da dire. Non è il caso di Notting Hill, film di Roger Michell con protagonisti Julia Roberts e Hugh Grant. Gli attori interpretano rispettivamente Anna Scott e William Thacker. Lei è un’attrice holliwoodiana di successo conosciuta anche nel più remoto angolo del globo, lui è proprietario di una libreria nel quartiere londinese di Notting Hill e a stento la famiglia e gli amici ricordano il suo nome.

Un giorno i due si incontrano e ciò che accade dopo è entrato di diritto nell’immaginario collettivo come il sogno di tutti gli inguaribili romantici, donne e uomini, nessuno escluso!

A fare da sfondo alla storia vi è una meravigliosa Londra con l’incantevole quartiere di Notting Hill che a questo film deve molto. Molti infatti sono i turisti che si recano nel famoso quartiere per ammirare il portone blu, entrata dell’abitazione di William Thacker.

Notting Hill è un film intramontabile, uno di quelli che trasmettono in tv anche più volte all’anno e che tu immancabilmente non puoi fare a meno di guardare. Ma cosa rende esattamente un film immortale? E’ difficile dirlo, ancora di più in questo specifico caso. I meriti sono molteplici e per Notting Hill potrebbero essere dati all’intramontabile fascino di Julia Roberts e alla sua delicata interpretazione oppure ai capelli di Hugh Grant, perchè no? Credo che in molte guardando il film abbiano immaginato almeno una volta di poterglieli accarezzare.

Insomma, sarà per gli attori, sarà per la storia, sarà per l’atmosfera e i sorrisi che inevitabilmente nascono guardando questo film, il punto è che noi di Notting Hill e del sorriso di Julia Roberts non possiamo farne a meno!

Per June, che amava questo giardino, da Joseph, che le sedeva sempre accanto”. Certe persone passano la loro vita insieme.

Anna -Julia Roberts

di Melissa Basile

 

 

 

 

DOBBIAMO PARLARE

“Chi è? Chi è? Non sento ma apro…”

Sergio Rubini dirige e interpreta con Isabella Ragonese, Maria Pia Calzone e un irriconoscibile Fabrizio Bentivoglio, una commedia amara sulle relazioni di coppia.

Linda e Vanni (Ragonese/Rubini) stanno insieme da dieci anni, vivono in un bellissimo attico nel centro di Roma, sono appagati del loro lavoro (scrittore lui e ghostwriter lei) e dalla loro relazione. Fino a che una sera nella loro casa irrompono i loro migliori amici: Costanza e Alfredo, (Calzone/Bentivoglio). Cardiochirurgo lui e dermatologa lei, in crisi dopo aver scoperto un tradimento di lui.

Da qui si innescheranno una serie litigi, incomprensioni, ma anche di grandi risate e rivelazioni inaspettate che ci mostreranno come spesso le cose non sono ciò che sembrano. Nelle parole non dette si nascondono le paure e le frustrazioni. Si sceglie di restare sospesi a galleggiare nei rapporti, piuttosto che affrontarli e rendersi conto che alle volte non sono quello che credevamo.

L’amicizia si inclina, poi si riprende per poi perdersi ancora. Un’ altalena emotiva continua che alterna complicità e distacchi. Grazie alla grande interpretazione di tutti gli attori, (Bentivoglio su tutti ci regala un personaggio ironico, materialista ed elegante nella sua volgarità) assistiamo ad uno scontro/dibattito sull’amore, sulle scelte personali nel quale verranno fuori tutti i veleni accumulati. Una pioggia di insospettabili giudizi e pregiudizi non farà prigionieri.
Insomma alla fine tutti sbottano!

Come va a finire? Lo sapete che non mi piace dirvelo. Se non lo avete ancora visto vi consiglio di farlo. Ma non dimenticate che prima o poi ne Dobbiamo parlare.

di Simone Caputi

LA LA LAND – VIETATO SMETTERE DI SOGNARE

La La Land è il musical diretto da Damien Chazelle che ha per protagonista la storia d’amore tra Mia Dolan e Sebastian Wilder, interpretati rispettivamente da una meravigliosa Emma Stone e da un affascinante Ryan Gosling. Entrambi superlativi.

Vedere questo film è come godersi una tazza di thé caldo in una fredda sera d’inverno, scalda cuore e anima.

E’ uno di quei film che lascia interdetti, lo spettatore viene ripetutamente colpito dalla bellezza di immagini struggenti colme di poesia e incanto. Il tutto è reso ancor più perfetto da musiche e canzoni che molto probabilmente rimarrano nella storia delle colonne sonore più belle di sempre.

La La Land non è “solo” questo però, è fonte di coraggio per tutti quelli che inseguono i propri sogni e anche e soprattutto per chi ha smesso di farlo. Tutti vorremmo vivere delle nostre passioni, ma proviamo a farlo per davvero? I risultati spesso e volentieri giungono dopo tanti sacrifici, tanta pazienza e appunto, tanto coraggio. E cosa accade quando riusciamo a raggiungere i nostri obiettivi? La La Land ci offre molti spunti di riflessione. E’ in grado di graffiarti dentro e un attimo dopo arrivare come la più dolce delle carezze.

Il musical è candidato a ben 14 Oscar, tagliando così il traguardo che solo Eva contro Eva e Titanic erano riusciti a raggiungere. Non basterebbero comunque tutti gli Oscar del mondo ad eguagliare la vittoria che La La Land ha già conseguito: quella di entrare nell’animo e nel cuore dei sognatori.

Onore a chi è un po’ folle, a chi ama osare, a chi ama sognare.

Mia (Emma Stone) – La La Land.

di Melissa Basile

DA ZERO A DIECI di LUCIANO LIGABUE

“Zero la vita ti ha portato dove voleva lei. Dieci tu hai portato la vita dove volevi tu.”

(Giove)

Una radio, la canzone “Questa è la mia vita” di Luciano Ligabue ed il gioco è fatto…da zero a dieci,  film del 2002 scritto e diretto da  Luciano Ligabue.

Baygon (Stefano Venturi), Libero (Massimo Bellinzoni), Biccio (Pierfrancesco Favino) e Giove (Stefano Pesce), quattro quasi quarantenni di Correggio decidono di trascorrere un week-end a Rimini, a vent’anni da quello duramente interrotto a causa della morte di un loro amico nell’attentato alla stazione di Bologna.

Il viaggio, organizzato e programmato nei minimi particolari da Libero, è un modo per ricordare, per cercare di mettere un punto a quel dolore che da anni tutti silenziosamente continuano a portarsi dentro. Un modo per andare a capo.

Sarà sempre Libero ad organizzare quelli che lui chiama “i compleanni” a ciascuno dei suoi amici. Finalmente ognuno dei quattro avrà modo di realizzare i propri sogni e soddisfare i propri desideri. C’è chi sogna di fare il musicista, chi di esternare la propria sessualità, insomma ognuno proverà almeno per una volta il brivido di essere ciò che non è diventato.

A dare il titolo al film ci pensa Giove con le sue pagelle. Nel film, la sua mania di chiedere a tutti di dare un voto alla propria vita, da zero a dieci appunto, ci aiuta a comprendere meglio i diversi personaggi.

Da zero a dieci è un film pieno di nostalgia ma anche di riscatto. In venti anni di cose ne sono cambiate, a partire da loro stessi. E’ cambiata la gente intorno, sono cambiati i modi di vedere le cose, forse solo l’arredamento e la disposizione della stanza d’albergo di Rimini non è cambiata (a detta loro). L’ amicizia, ecco la loro amicizia quella è rimasta più forte che mai.

I bilanci sulla vita che il film affronta attraverso i suoi personaggi, li fa affrontare inevitabilmente anche a noi spettatori. Un film intenso e divertente allo stesso tempo, sarà che mi riporta indietro alle mie vacanze con gli amici a Riccione quando avevo diciotto anni, 15 giorni in cinque dentro una tenda, non credo ci sia altro da aggiungere.

Non lo so ma la storia delle pagelle ha funzionato, semplice e diretta senza troppi giri di parole. Alla fine del film è quasi inevitabile dare un voto alla propria vita.

E voi? Che voto date alla vostra vita da zero a dieci?

di Simone Caputi

– Ma secondo te si è voltato qualcuno mentre passavamo o siamo passati e basta? – Oh, Ciccio: non è che siamo passati. Stiamo ancora passando!

UNA “RETE” DI BUGIE – LA PAURA DI ESSERE SE STESSI

“Noi siamo chi siamo quando siamo con persone che ci fanno sentire vivi”

Birdie

La paura di rischiare di essere se stessi. Intorno a questo ruotano le vicende del film “Una rete di bugie” film del 2013 diretto dalla regista newyorkese Kat Coiro.

Nell’era dei social network e di Facebook è facile nascondersi dietro a maschere che non ci appartengono, Sam (Justine Long) vede ogni giorni Birdie dietro il bancone di un bar nel quale lui si rifugia per tra-scrivere su commissione racconti tratti da film di successo.Il suo sogno è quello di scrivere un romanzo, una sua storia personale ma non riesce a trovare la giusta ispirazione. Sarà proprio lei, Birdie interpretata dalla bellissima Evan Rachel Wood a fargliela trovare.

Quando conosciamo una persona, inutile negarlo, una delle prime cose che facciamo (soprattutto se siamo insicuri) è quella di andare a sbirciare la sua pagina Facebook, capire quali sono i suoi interessi, le sue passioni o il suo stile di vita, per capire se e quante cose abbiamo in comune e non rischiare di portare una metallara ad un concerto di Gigi D’Alessio.

E sarà proprio questo che Sam proverà a fare, costruirsi un personaggio che sia perfetto per lei. Inizierà ad ascoltare le canzoni che piacciono a lei, frequenterà un corso di cucina francese perché lei l’adora, imparerà a suonare la chitarra perché lei trova sexy chi la suona e si iscriverà ad un corso di judo solo perché in un post lei ha scritto “I love Judo”, per poi scoprire solo in seguito che è il nome del suo cane.

Insomma Sam si darà molto da fare, tralasciando però la cosa più importante, se stesso. La paura di essere noi stessi spesso ci frena, ci sentiamo inadeguati e poco interessanti. Le nostre passioni, i nostri gusti e le nostre idee perdono di valore.

Lui conosce tutto di lei, lei sa poco o niente di lui.

Quando Birdie si renderà conto di essersi innamorata, lui entrerà in crisi. Di chi si è veramente innamorata lei? Del vero Sam o del suo alter ego che ha poco a che vedere con lui?

L’evoluzione della storia è anche l’evoluzione del romanzo personale, molto apprezzato dal suo editore Alan (Vince Vaughn). Sarà proprio durante un incontro con questo che Sam capirà realmente cosa prova.

Il film è una commedia leggera che offre però diversi spunti di riflessione.                                      Il finale non ve lo svelo, ma si sa che alla fine l’Amore…

di Simone Caputi

MEDITERRANEO – DEDICATO A TUTTI QUELLI CHE STANNO SCAPPANDO

“In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare.”

Henri Laborit

Mediterraneo si apre con questa citazione, preludio di speranza e nuovi sogni.

Il periodo è quello della seconda guerra mondiale. Nel giugno del 1941, otto militari italiani sbarcano su un’isola dell’Egeo con il compito di presidiarla. L’atmosfera si presenta da subito surreale,  l’isola infatti, dopo l’occupazione tedesca, sembra deserta e priva di qualunque forma di vita.

I protagonisti, sfruttando l’isolamento e l’impossibilità di comunicare con il comando a causa della radio danneggiata, non perdono tempo e cominciano a dedicarsi ad attività che con la guerra hanno ben poco a che fare.

I giorni smettono di essere contati e si susseguono come si susseguono le pagine di una raccolta di poesie struggenti. Noi siamo i lettori che pagina dopo pagina veniamo rapiti dai luoghi vissuti dai protagonisti, dai profumi percepiti, dalle sensazioni che si trasformano in emozioni ed infine in sentimenti. Sentimento che non può evitare di prendere vita anche nel cuore dello spettatore, che inerme, assiste ad un tripudio di bellezza.

Mediterraneo è un film che ha 26 anni, è stato girato nel 1991 da Gabriele Salvatores a conclusione della cosiddetta “trilogia della fuga”, composta dai film Marrakech Express del 1989 e da Turné del 1990. E’ un film dedicato infatti a tutti quelli che stanno scappando ed è per questo più che mai attuale. Quanti stanno fuggendo dal proprio paese per afferrare quel futuro migliore di cui tanto si parla? Ecco questo film è dedicato soprattutto a loro, alle persone che trasformano la speranza e i sogni in voglia di farcela.

Mediterraneo, nel 1992, ha vinto l’Oscar come miglior film straniero e noi, a ridosso delle nuove premiazioni, vogliamo ricordare questo incantevole inno alla speranza.

“Dedicato a tutti quelli che stanno scappando”.

Mediterraneo

di Melissa Basile

MINE – IN MISSIONE PER SALVARE SE STESSI

MINE è una bella storia. Una storia che porta la firma di due ragazzi italiani: Fabio Guaglione e Fabio Resinaro.

E’ una storia che ha inizio tra i banchi del liceo scientifico Primo Levi a San Donato Milanese, qui i due registi si conoscono e cominciano a condividere e a vivere insieme le loro passioni. Finita la scuola, i due ragazzi si dedicano alla realizzazione di cortometraggi, cominciando a farsi conoscere in giro per il mondo grazie anche e soprattutto alla partecipazione a numerosi festival.

Nel 2009 fondano una loro casa di produzione, la Mercurio Domina, e cominciano ad essere rappresentati negli Stati Uniti da un’importante agenzia, la CAA. Questo li porta nel 2016 al debutto alla regia del lungometraggio Mine.

Immaginate di essere sull’orlo di un precipizio, in continuo equilibrio precario, ecco la sensazione che si prova guardando questo film è esattamente questa. Mike (Armie Hammer), in missione nel deserto africano, poggia un piede su una mina antiuomo pronta ad esplodere non appena la pressione del piede verrà meno. L’unico modo per sopravvivere è restare immobili nella speranza che i soccorritori arrivino quanto prima.

E’ una lotta. Contro la natura, contro il fato, contro se stessi. Non sono solo i pericoli del deserto a far visita a Mike, sono anche i fantasmi del passato, quelli che lo hanno portato a decidere di andare in missione, quelli che lo hanno portato a calpestare quella mina antiuomo, quelli che stanno per tagliare le ali al suo futuro.

Passato, presente e futuro si intrecciano. Accade spesso, in molti momenti della vita di ciascuno di noi. Bisogna regolare i conti con il proprio passato per poter vivere un presente sereno e agognare la felicità nel futuro.

Mine ci spinge ad andare avanti, a sconfiggere le nostre paure, a fare il passo in più che spesso ci impedisce di raggiungere i nostri obiettivi e di continuare a inseguire i nostri sogni.

Mine è proprio una bella storia, nata tra i banchi di scuola e arrivata nelle sale cinematografiche di tutto il mondo. A dimostrazione che seppur con difficoltà e ostinazione, il talento premia ed è in grado superare qualsiasi confine.

di Melissa Basile

 

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