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ARTEinCONTEMPORANEA: interviste e recensioni

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Graphic novel

THE MONEYMAN – LA VERA STORIA DEL FRATELLO DI WALT DISNEY

THE MONEYMAN  – LA VERA STORIA DEL FRATELLO DI WALT DISNEY

Autori: Alessio De Santa, Filippo Zambello, Lorenzo Magalotti, Giulia Priori, Lavinia Pressato

Walt Disney lo ricordiamo tutti, un uomo che ha concesso al mondo intero il privilegio di poter sognare. Suo fratello, Roy, lo si ricorda meno o comunque lo si fa in maniera marginale. Come avevamo già sottolineato nell’articolo dedicato a Brien Epstein (il manager dei Beatles), chi opera nell’ombra, al riparo dai riflettori, ha un ruolo spesso fondamentale per il successo di chi sotto i riflettori ci vive. E’ così anche per quanto rigurada l’impero Walt Disney  e gli autori di The Moneyman ce lo vogliono ricordare!

Il genio, l’aspirazione e il talento di Walt Disney niente avrebbero potuto senza Roy Disney, fratello maggiore responsabile della parte economica dei progetti a cui Walt ha lavorato instancabilmente fino alla fine dei suoi giorni. Da qui il titolo dato al romanzo grafico: The Moneyman. Significa uomo dei soldi e a Hollywood questo termine è utilizzato spesso in modo dispregiativo per indicare coloro che trovano i soldi per finanziare i film, in altre parole i produttori.

Definire Roy responsabile solo dell’aspetto economico e finanziario della vicenda è però riduttivo. Ha gestito sì un impero ma Roy è stato soprattutto fratello di Walt, pronto a spronare e pronto a smorzare gli entusiasmi quando le situazioni lo richiedevano.

La graphic novel The Moneyman – La vera storia del fratello di Walt Disney confeziona questa storia donandole un ritmo composto e risoluto, alternando in maniera impeccabile momenti di racconto sfrenato a momenti lenti, in cui il ricordo di ciò che è stato diventa dolce. Il lettore viene trascinato in questo vortice altalenante alla fine del quale non potrà fare altro che continuare ad amare tutte le opere firmate Walt Disney.

” Tutti questi suoi sforzi, questa sua ambizione sfrenata, erano un modo per cercare di raggiungere quello a cui i grandi artisti mirano, con la loro arte…l’immortalità, nel ricordo delle persone.”

Roy Disney – The Moneyman

 

di Melissa Basile

UN ANNO SENZA TE – PERCHE’ ANDARE AVANTI E’ POSSIBILE.

UN ANNO SENZA TE

Storia: Luca Vanzella

Disegni e colori: Giopota

Casa editrice: BAO Publishing

Un anno, dodici mesi, trecentosessantacinque giorni. Questo è il tempo che trascorriamo insieme ad Antonio, un ragazzo che frequenta l’ultimo anno della facoltà di Storia Medievale all’Università di Bologna. Un anno in cui Antonio si trova a dover affrontare il dolore che la fine di una storia d’amore porta con se. Lui e Tancredi sono stati insieme per pochi mesi, mesi che però hanno significato tanto, tutto, troppo.

Proprio per questo gli strascichi e i colpi inferti dalla fine di questa relazione diventano i protagonisti di questo intenso romanzo grafico. Mese dopo mese, Antonio cerca di ricostruirsi una vita e di portare a termine il proprio percorso di studi, grazie all’aiuto e al conforto dei propri amici.

Antonio ci insegna che seppur con estrema difficoltà, bisogna trovare le forze e gli stimoli per andare avanti, muoversi e non restare fermi al punto in cui il dolore ci ha paralizzati, l’anima si è frantumata e il cuore ha cominciato a pesare come un macigno. Il fatto che ci sia qualcuno a ricordarcelo risulta di fondamentale importanza, l’arte in qualsiasi forma essa si presenti risulta indispensabile nel percorso di “guarigione”. Quante volte, nei momenti bui ci si rifugia in un libro, un film o una canzone? Guai se non lo facessimo. Ecco, Un Anno Senza Te entra di diritto a fare parte delle opere terapeutiche che giungono in soccorso nei momenti di bisogno.

“Mi resta solo il ricordo di un futuro che non avrò con te?”

“E il sapere che hai amato, non te lo scordare.”

Un anno senza te

di Melissa Basile

CINQUEMILA CHILOMETRI AL SECONDO di Manuele Fior

Con il romanzo a fumetti Cinquemila chilometri al secondo, Manuel Fior ci ragala un delicato ritratto dei sentimenti. Quelli puri, che non necessitano di spiegazioni ma che nascono e continuano ad esistere perchè non possono fare altrimenti.

Piero e Lucia, i protagonisti della vicenda, si innamorano ai tempi della scuola e insieme a questo sentimento ci accompagnano in un meraviglioso viaggio. Un perfetto ritratto delle nuove generazioni, in perenne equilibrio precario, nel lavoro, nei sentimenti, nella vita.

In condizioni incerte, alla ricerca di non si sa bene che cosa, le vite dei protagonisti si rivelano e scoprono incomplete in ogni singolo momento della storia. Ed è proprio questo a rendere questo romanzo grafico vero e crudo, la continua ed estenuante ricerca di ciò che è in grado di far sentire completo l’animo umano, per poi comprendere che a renderci completi è il coraggio di inseguire i propri sogni, in amore come nella vita.

di Melissa Basile

 

MALE NERO

Tante le case editrici presenti al Cartoomics 2017 di Milano Rho e tante le novità nel campo del fumetto.

Tra le diverse proposte alcune più di altre hanno attirato la mia attenzione. Oggi vi parlerò di una di queste.

Il male nero” di Ramie, autrice francese trapiantata in Italia, già creatrice di Papy Boomer, che ne “Il male nero” cura soggetto, sceneggiatura e disegni. Quello a cui ci troviamo davanti è un racconto delicato e allo stesso tempo inquietante che ci riporta indietro nel tempo e nei ricordi.

“Angosce” il titolo del volume che apre questa sua prima serie personale, nella quale Ramie scava tra le sue memorie e paure d’infanzia.
È il buio a farla da padrone in questa storia, quel buio che fin da piccoli ci terrorizzava e rendeva le notti interminabili.

“Non avere paura del buio, ti aiuterà a trovare la luce. O forse no?”

Ramie ci racconta attraverso Anna e James (lei sorella maggiore di lui) il contrasto tra buio e luce, tra giorno e notte, tra bene e male. Quella che a una prima occhiata potrebbe sembrare solo una favola per bambini si rivela invece un messaggio universale. Perché, se è vero che non siamo più bambini, ognuno di noi continua ad avere il proprio buio, la propria notte e i propri mostri, solo in forme diverse. Siamo sempre alla continua ricerca della nostra luce.

Le illustrazioni e i colori a partire dalla copertina sono molto efficaci, risultano complessi ed essenziali allo stesso tempo.
Non mi addentrerò oltre nella storia perché è giusto che ognuno la scopra da sé in base alla propria sensibilità.

Ramie ha saputo stupirmi grazie alla sua storia, al suo modo di raccontarla, illustrarla e colorarla. Un altro colpo messo a segno dalla casa editrice ITComics che continua ad offrirci prodotti qualitativamente validi.

Per trovare la strada verso la luce, non ci resta che aspettare il secondo numero di “Male nero”.

“I mostri non esistono, non possono esistere. Ma se invece così non fosse?”

di Simone Caputi

LE STRADE DI SABBIA di PACO ROCA

“Uno non può uscire in strada così com’è e cercare un’uscita solo con le sue gambe. No. Ogni grande viaggio ha bisogno di una grande preparazione”.

 

Una storia cupa e onirica quella che ci racconta Paco Roca in ” Le strade di sabbia”.

Il viaggio di un uomo, Ignazio, che fugge alle proprie responsabilità o che forse semplicemente non è ancora pronto ad affrontarle. Un’appuntamento mancato con la sua compagna lo porterà a vagare per le vie del vecchio quartiere nel quale perderà la propria identità e rimarrà intrappolato fisicamente ed emotivamente alla ricerca di una via d’uscita e di se stesso.

Un labirintico viaggio attraverso strade che sembrano tutte uguali e che portano inevitabilmente sempre allo stesso punto, l’hotel La Torre. Un luogo misterioso nel quale le stanze sono infinite e gli ospiti molto particolari.

Ed è  proprio attraverso gli ospiti dell’ hotel che Paco Roca disegna un quadro fatto di paure, di angosce, di cose non dette e di amore. In tutti i personaggi c’è qualcosa di incompiuto, sono vittime di se stessi intrappolati in una realtà dalla quale non riescono a fuggire.

Il sig. Rueda responsabile delle caldaie, ama segretamente Ester la proprietaria dell’hotel e crea  appositamente dei guasti per non farla andar via. Ester è a sua volta innamorata del sig. Rodendo de Los Ventos, un cartografo avventuriero ed esploratore del mondo ormai agorofobico che vive nell’hotel ma che lei non ha mai visto. La postina Bianca che scrive lei stessa le lettere che consegna, Il Conte Diogene, un vampiro che non può specchiarsi e che è ossessionato dai suoi ritratti e dai ricordi di affetti mortali che lo hanno lasciato, Il Colonnello Pietra che non accetta la morte della moglie e per paura della solitudine tenta ripetutamente di clonarla e poi c’è Carmen moglie di un uomo che fin da giovane ha pianificato il suo trapasso in un mondo ultraterreno e che adesso passa le giornate dentro una bara, aspettando che la fine arrivi.

Le strade che prima sembravano tutte uguali iniziano a prendere forme e colori differenti, Ignazio riuscirà piano piano a trovare la propria strada, liberando anche gli altri ospiti da quelle catene che li tenevano intrappolati.

Un racconto di riscatti che ci porta a guardare oltre le apparenze. Il protagonista ora ha la possibilità di ritornare alla propria realtà e alla propria identità che tanto ha ricercato…ma siamo sicuri che sia veramente questo ciò che vuole?

di Simone Caputi

 

 

THE BELIEVERS di ANDREA PAU E ALBERTO LOCATELLI

“L’ Europa e il mondo intero sono in pericolo per colpa delle notizie false lette sulla rete”.

Ai festival o alle fiere dedicate al fumetto, mi piace osservare i disegnatori all’opera, ne rimango sempre molto affascinato. Li riconosci perché passano la maggior parte del tempo chini sul loro foglio bianco che lentamente prende forma, si colora e si sfuma grazie a matite, pennarelli e altre cose che noi umani non possiamo immaginare. E sono bravi.

Vedere bellissimi disegni stampati su carta patinata è senza alcun dubbio una cosa bella, ma vederli prendere forma lentamente sotto i nostri occhi ha tutto un altro sapore e appagamento visivo. E’ la stessa differenza che passa tra ascoltare un brano da cd  e ascoltarlo live, le emozioni sono differenti.

Mentre passeggiavo per il Festival del fumetto di Novegro, mi sono imbattuto in uno, anzi in due di loro. Sto parlando di Alberto Locatelli, disegnatore che insieme ad Andrea Pau, sceneggiatore, presentavano il primo numero di “The Believers“, edito da IT Comics.

La cosa di questo volume che mi ha maggiormente colpito, sono stati sicuramente i disegni, uno stile particolare e poco visto. L’immagine in copertina ha una sua forza indipendente, la caratterizzazione visiva dei personaggi e delle ambientazioni fanno venire voglia di sfogliarlo e di leggerlo.

Ed è proprio leggendolo che ci si accorge che “The Believers” è qualcosa di diverso dal solito.

Siamo nei primi anni di un ventunesimo secolo alternativo, le false notizie e la DISinformazione viaggiano veloci, ed è proprio grazie a queste due potentissime armi che i cattivoni di turno, riescono a tenere sotto controllo popoli e governi. Ma come in ogni storia che si rispetti, se ci sono dei cattivi ci sono anche dei buoni, rappresentati da un gruppo che si fa chiamare Pig Club.

Insomma le premesse per una buona lettura ci sono tutte, molto belle ed ispirate le tavole di Alberto Locatelli che riescono egreggiamente ad accompagnare la sceneggiatura di Andrea Pau. Interessante e divertente la prefazione di Roberto Pusceddu, amico dello sceneggiatore  che ci regala un aneddoto che li riguarda, dandoci inoltre una sua visione personale e dichiaratamente lontana dal mondo della letteratura.

Insomma, non vi resta che leggere questo primo volume, in attesa dell’uscita del secondo.

di Simone Caputi

Foto di copertina: Melissa Basile

SIMONA BINNI – DISEGNARE LE EMOZIONI

Simona Binni nasce a Roma nel 1975, si laurea in Psicologia dello sviluppo evolutivo e frequenta la Scuola Romana del Fumetto dove si diploma. Da qui ha inizio la sua brillante carriera professionale, diverse collaborazioni internazionali e tre opere personali (Dammi la mano, Amina e il Vulcano e Silverwood lake). Opere queste, che  affermano e confermano la sua bravura, la sua sensibilità e la sua capacità di raccontare storie coinvolgenti. Tra i consigli letterari dell’ Huffingtsonpost per nel 2016, noi di RH, abbiamo avuto il piacere di intervistarla…

 

1) Scrivere storie e descrivere i tuoi personaggi ti riesce bene, ma come descriveresti te stessa?

Una persona piena di trasporto per le persone e le cose che ama. Vivo in modo molto intenso ogni situazione, nel bene e nel male. Da qui la mia voglia e necessità di raccontare storie…
Mi piace il silenzio e il mare. Mi piace parlare con la gente, anche la più diversa da me perché, in fondo, ci assomigliamo tutti. Siamo esseri umani. Tutti.

2) Quanto c’è di Simona nei personaggi e nelle storie che racconti?

In tutto quello che racconto ci sono sempre io. Questo non significa aver fatto sempre esperienza diretta di ogni situazione, ma almeno aver fatto delle ricerche, approfondito e conosciuto un argomento, questo si. Poi, il perché certe cose interessino, è un’altra domanda e non me l’hai fatta!!

3) Nelle tue opere, sono le parole a regalarti delle immagini, o sono le immagini a tirar fuori le parole?

Entrambe le cose. Lascio che arrivino e che siano di ispirazione. Non importa cosa arrivi prima, l’uno è di stimolo per l’altro.

4) Le illustrazioni di Silverwood lake, il tuo ultimo lavoro, hanno qualcosa di diverso dai tuoi lavori precedenti, il tratto sembra più maturo, più vissuto. Cos’è cambiato? È stata una scelta stilistica?

Si, ho scelto di cambiare. Per molteplici ragioni. Anzitutto perché mi annoio a fare sempre la stessa cosa e poi perché il tratto cambia e si evolve insieme a noi.
Cresciamo e lui anche, in modo simbiotico.

5) Quando hai capito che l’illustrazione e la scrittura sarebbero potuti diventare il lavoro della tua vita?

Quando ero bambina, lo sognavo. Oggi spesso mi capita di non realizzare che sia un lavoro, perché fa parte di me, lo è sempre stato. Racconto storie, disegnando, da che ne ho memoria. Forse lo faccio semplicemente perché tutto il resto non andava bene per me.

6) Cosa leggeva Simona Binni da adolescente?

Da adolescente è l’unico periodo della mia vita in cui leggevo davvero poco. Preferivo la musica, scrivere le mie cose e uscire. Leggevo tanto da piccola e poi in età adulta leggere è diventata una vera e propria passione. Leggo di tutto. Narrativa, saggi, gialli, fantasy, ovviamente fumetti! Ci sono in giro troppe cose belle per precludersi un genere.

7) Quali sono stati gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato o ai quali ti sei ispirata sia come scrittrice che come disegnatrice?

In realtà non ho autori di riferimento nello specifico. Quello che mi piace oggi, domani forse cambierà. Io ho sempre raccontato le cose che avevo dentro e fare una buona scuola di fumetto, mi ha dato la giusta tecnica. Poi lo studio degli autori, quello è una costante. Bisogna guardare tutto. Tutto!

8) Quali sono i tuoi progetti lavorativi futuri?

Una nuova storia e un altro po’ di cosine, che ultimamente stanno arrivando copiose…

9) Diverse le citazioni che introducono i capitoli di Silverwood Lake, si va da Emily Dickinson a Sigmund Freud passando per capolavori cinematografici come Pulp Fiction e Trainspotting fino a Murakami Haruki e Anne Sexton. Proprio quest’ultima scrive ” Non importa chi fosse mio padre, importa chi ricordo che fosse” poche parole che ti entrano dentro.

A volte è giusto che certe cose parlino per te. In quel momento è già stato trovato il modo perfetto di esprimere quel concetto e io vorrei farlo proprio in quel modo, perché non ce ne potrebbe essere un altro. È come se avessero chiuso un cerchio. E allora va bene così, lascio che lo facciano al posto mio.

10) Da cosa deriva il nome Silverwood Lake?

È un lago realmente esistente, si trova in California, negli Stati Uniti. La storia è ambientata li. Come titolo mi sembrava onesto. E suonava bene… almeno a me!!

 

Intervista di RH – Riding High

AMINA E IL VULCANO di SIMONA BINNI

Così comincia il mio viaggio verso un’isola che non conosco.

Amina

Dopo aver letto e ammirato Silverwood Lake, l’ultimo lavoro di Simona Binni, non potevo esimermi dal leggere un’altra sua opera.
La mia attenzione è caduta su Amina e il Vulcano.

La copertina e lo stile, di primo impatto rimandano ad una lettura esclusivamente per ragazzi, bisogna iniziare a leggere la storia per rendersi conto che non è così.

Sì, perché Amina e il vulcano è un libro che riesce ad abbracciare diverse fascie di età. La lettura può essere apprezzata sia dai ragazzi che dagli adulti, ciascuno con il proprio punto di vista.

Fin da subito capiamo che la vita di Amina non sarà semplice; una madre scomparsa prematuramente, un padre sempre lontano per lavoro e una matrigna egoista che la ritiene un peso.

Amina ha un “dono”, comunica con gli animali e con le piante. Amina sogna, e proprio questi sogni l’accompagneranno nel percorso che la porterà a scoprire se stessa e la sua storia.

L’incontro con i nonni materni nella meravigliosa cornice dell’isola vulcanica di Stromboli (Sicilia),  tra colori e profumi evocativi che le tavole della Binni ricreano alla perfezione (grazie anche ai colori di Chiara Cernigliaro), aiuterà Amina a comprendere ciò che fino ad allora le era stato incomprensibile.

Una grafica novel che si legge tutta d’un fiato. Simona Binni racconta una storia fatta di dolore, di sofferenza, di partenze e di ritorni, ma anche di speranza e di amore. Un amore profondo, non solo per le persone ma per tutto ciò che ci circonda: gli animali, la natura e il mare. L’autrice ci avvicina a tutti questi elementi partendo dai rapporti umani e dalle relazioni difficili che spesso vengono a crearsi nelle famiglie.

Una storia fantastica ma allo stesso tempo attuale, che riesce a mescolare paure, sogni e realtà in un mix perfetto. Un viaggio alla scoperta di Amina e in fondo anche un po’ di se stessi.

In quest’opera, si riconferma la sensibilità e la bravura di un’ autrice e disegnatrice italiana capace di catturare il lettore con una leggerezza piena di profondità.

di Simone Caputi

 

RUGHE di Paco Roca

– Dobbiamo fare qualcosa, approfittare di questi ultimi anni di vita. Vogliamo dormire e giocare al Bingo mentre aspettiamo la morte?
– E che vuoi fare?
RughePaco Roca
Un nome importante quello di Paco Roca come belle e importanti sono le sue opere, le sue storie, le sue graphic novel.
Ho avuto il piacere di leggere “Rughe“, difficile descrivere quest’opera, perché parla di un periodo della vita al quale non si pensa se non quando ci si trova ormai dentro.
Roca racconta la storia di Emilio, ex direttore di banca,  che si ammala di Alzheimer. La famiglia decide di portarlo in una casa di cura, qui Emilio si ritroverà a dover affrontare la malattia in una realtà che non è la sua. Diversi sono i personaggi, ospiti della casa, che entreranno in contatto con lui, ma sarà con Miguel che stringerà il rapporto più stretto.
Rughe, ci fa entrare in una dimensione piena di sentimenti contrastanti, si passa dalla paura alla speranza, dall’odio all’amore profondo, fino all’Amicizia, quella vera.
Le relazioni che si instaurano nella casa di cura sono profonde, perché per scelta o per necessità spesso diventano l’unica cosa alla quale ci si può aggrappare.
Si dice che quando si invecchia, si ritorna ad essere bambini, credo sia proprio così.
Emilio come altri, provano a non abbandonarsi a se stessi, sognano ancora di poter fare e dare tanto, almeno fino a quando il loro corpo glielo permetterà.
Rughe è un pugno allo stomaco che colpisce sia padri che figli, ognuno con le proprie responsabilità.
Bellissimi e incisivi i disegni di Paco Roca, che riescono perfettamente a far emergere le emozioni e i disagi dei protagonisti.
Un viaggio discreto, da fare assolutamente.
di Simone Caputi

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