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ARTEinCONTEMPORANEA: interviste e recensioni

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VIAGGI

I MIEI CINQUE GIORNI A SAN FRANCISCO – PARTE SECONDA – di ELENA RUBERTO

Come vi avevo promesso il mio viaggio in terra californiana continua…

San Francisco, Castro, Mission, Harvey Milk, Sean Penn, Murales

Rosa Parks, Murales, Frida Kahlo, Golden Gate, Alcol,

San Francisco, Fashion blogger, Twin Peaks

Augurandomi che questa seconda parte di viaggio vi sia piaciuta, vi do appuntamento a mercoledì prossimo…

Elena Ruberto

I MIEI CINQUE GIORNI A SAN FRANCISCO di ELENA RUBERTO

DIARIO DI VIAGGIO DI ELENA RUBERTO

Sono una specie di ingegnere (specie perché ho studiato Ingegneria Edile-Architettura e sono appassionata soprattutto di architettura). Di ritorno da un viaggio a SanFrancisco, ho deciso di scrivere un fumetto che raccontasse la mia esperienza.

Quando torno da un viaggio, chissà perché, non sono mai brava a raccontare tutto quello che ho visto e fatto. E allora ho pensato: magari, con qualche disegno e parola scritta ci riesco meglio. Buona lettura!

Fumetto e racconto di cinque giorni a San Francisco in California

Crockedest street e Lombard Street, pendenze strade di San Francisco in California

City Lights, famosa libreria della Beat Generation fondata da Lawrence Ferlinghetti nel 1953. Pier 39 di Canary Worf

Se la prima parte vi è piaciuta e avete voglia di scoprire come continua il mio viaggio in terra californiana, non perdete i prossimi episodi de “I miei cinque giorni a San Francisco” ogni mercoledì su www.rh-ridinghigh.com

Elena Ruberto

NEPAL…ALLA SCOPERTA DI ME

Un cuscino sotto alla testa, un cd che scandisce musica, parole ben precise e una frase semplice di una canzone che si fissa nella mia testa “non tutte le strade sono un percorso”…(Niccolo Fabi) mi alzo di scatto, vado verso il pc e prenoto quello che sarà il mio viaggio … il mio pezzo di “percorso” alla scoperta di me … quindi Nepal sia!

Un bus sgarrupato mi accompagnerà per tutta la vacanza. Pima tappa è la Vallata di Khatmandu, salgo in viaggio verso Bhacktapur, città Newari … paese fuori dal tempo, in questo periodo il turismo è poco, periodo di monsoni, quindi mi godo il popolo nepalese indisturbata. Sono sguardi intensi e profondi quelli che incontro: dal sorriso di un bambino a quello un po’ più serio ma accogliente di un anziano che siede sotto il portico di legno del tempio di Bhairava Nath.

Le donne camminano con indosso abiti colorati, leggere ti passano accanto, traspira dal loro corpo, dignità, amorevolezza, gratitudine in tutto quello che fanno! Mi incanto a guardarle mentre lavano migliaia di mattoni per ricostruire case che il terremoto del 25 aprile del 2015 ha distrutto. Mi incanto perchè qui le persone in ogni cosa che fanno sono presenti a se stesse…non c’è la fretta e l’ansia di sbrigarsi tutto quello che si fa, dal lavare una tazza, allo spazzare a terra è fatto con amore…cavolo che invidia!!!

Adoravo camminare da sola per le stradine infangate e intravedere in lontananza ombrelli colorati a Chitwan, al riparo c’erano donne in ginocchio per ripararsi dal sole o dalla pioggia. Per ore stanno lì a togliere le erbacce che rovinano le piantine di riso….si prendono cura della loro terra; hanno mani veloci, sguardi vigili tra un sorriso e l’altro immerse in chiacchiere forse “frivole” che alleviano la pesantezza del loro lavoro.

Pioggia e sole si alternano in questo paese molto velocemente, c’e’ un gioco di luci ed ombre che riesce a farti vedere un fiore con diverse sfumature, in questi momenti guardo in alto e penso all’esistenza di Qualcuno di misterioso e di prodigioso più grande di me.

Posto misterioso e diverso è Pashupatinath, si trova sul fiume Bagmati, affluente del Gange, per loro fiume sacro, dove gli induisti e i buddisti fanno le cremazioni dei corpi. Cammini lungo il fiume e incontri guru e santoni truccati, dall’altro lato del fiume invece ci sono in fila le pire con sopra i corpi. Sale al naso un odore forte che non so descrivere, visivamente si unisce all’immagine di questi corpi morti, alcuni dei quali sono appoggiati sul ciglio del fiume coperti da stoffe arancioni. Le persone lavano il corpo con essenze di sandalo e poi li mettono su una lastra di marmo con sopra pezzi di legno e lasciano che il corpo prenda fuoco….una compostezza nel dolore, una delicatezza negli abbracci che lasciano il segno. Sguardi silenziosi si incontrano e rimangono lì fissi nel tempo che sembra immobile.

Non mi sono fatta mancare il trekking di 4 giorni nella foresta nepalese….un’esperienza unica dove la fatica, la paura delle sanguisughe, la schiena a pezzi per aver dormito su un pezzo di legno è ripagato dalla visione dell’Annapurna, della montagna sacra . Siamo arrivati a 3200 metri d’altitudine, fino a Poon Hill. Il nome fa pensare ad una collina, invece, è così che i nepalesi chiamano un’incredibile balcone naturale, affacciato sulla catena montuosa più famosa del pianeta. Una larga piattaforma, dalla quale si può ammirare il formidabile spettacolo delle vette himalayane disposte a corona.

Mi sentivo partecipe ogni giorno di un miracolo: i colori del cielo, le nuvole “nebbiose”, le foglie verdissime, gli occhi neri e curiosi di tanti bambini, i miei stessi occhi riflessi negli altri.

Il gesto più bello, puro, nobile che illuminava tutte le mie giornate era il loro saluto, la benedizione nepalese e la sacralità che nasconde questo saluto. Camminavi, incrociavi uno sguardo che ti fissava ponendo le mani all’altezza del cuore in segno di preghiera e ti dicevamo “namasté” accenando con un piccolo inchino del capo, in quel momento c’e’ una sorta di “comunione” tra anime,….che bello poter rispondere a questo saluto con un “namasté”.

di Laura Talamonti

 

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