Ci sono alcuni film che per diversi motivi entrano a far parte della nostra vita e della nostra immaginazione e lì restano. Uno di questi è Dirty Dancing.

Sono passati quasi trent’anni dalla sua uscita, era il 13 novembre del 1987. Non ricordo la prima volta in cui l’ho visto, probabilmente avevo noleggiato la videocassetta in qualche videoteca, la cosa certa è che ne rimasi totalmente affascinato.

La trama in sé non è che fosse particolarmente visionaria, anzi, forse non lo era per niente. Era una storia semplice, la storia di un amore estivo fatto di sogni, di prime volte, di litigi, di tradimenti, di scelte discutibili, di ribellioni, ma soprattutto fatto di balli sensuali e di musica, tanta bella musica.

Sì perché a fare da cornice all’intera pellicola ambientata durante l’estate del 1963 in un villaggio turistico nelle Catskill Mountains, c’erano numerose canzoni firmate da artisti come The Ronettes, Eric Carmen e lo stesso Patrick Swayze con la bellissima “She’s like the Wind”. Va detto però che il brano portante della colonna sonora era (I’ve Had) The Time of My Life, interpretato da Bill Medley e Jennifer Warnes, brano che vinse l’Oscar e il Golden Globe e che fece aggiudicare ai due interpreti un Grammy Award.

Sotto la guida del regista Emile Ardolino (Dirty Dancing, Sister Act), i due attori principali, Patrick Swayze (Johnny Castle) e Jennifer Grey (Frances “Baby”), ci regalano un’interpretazione sempre convincente e coinvolgente in un gioco fatto di sguardi e passione. Ad oggi non avrei saputo immaginarmeli diversamente.

Dirty Dancing è una pellicola che diverte, emoziona, fa cantare e fa ballare anche dopo tanti anni; è una storia di forti contrasti, sia tra i due protagonisti, sia tra gli ospiti del villaggio e il personale di servizio. Due classi sociali messe a confronto, un confronto che permette il riscatto della classe più bassa, mostrandola più vera, più umana e più onesta rispetto alla controparte.

Gli alloggi che ospitano il personale di servizio ci regalano un mondo diverso, fatto di musica e di sfrenato divertimento. Rappresentano un rifugio sicuro dove essere finalmente se stessi. La pellicola si conclude in un tripudio di musica, sguardi, balli e salti che sembrano mettere tutti d’accordo.

Johnny e Baby saranno rimasti insieme? Questo non è dato saperlo.

Ma una cosa è certa: “Nessuno può mettere Baby in un angolo”

di Simone Caputi