Jacopo Cardillo, in arte Jago, la sua più che una passione è una necessità: la scultura è l’arma che utilizza come mezzo di espressione, un modo per comunicare se stesso e la sua visione del mondo. Nelle sue opere unisce passato, presente e futuro con uno stile classico ma allo stesso tempo moderno. Grazie al duro lavoro e ai Social Network è diventato un degno rappresentante dell’arte contemporanea. Noi siamo andati a fargli qualche domanda per conoscerlo meglio…

“Se le persone condividono è perché vogliono mettere sulla loro pagina quello che loro stessi sono”.

Jago

 

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“Attraverso”
JAGO – 2015 – Sasso di fiume – marmo
“La salvezza sopra il livello dell’acqua”

 

 

RH: Com’è nata in te la passione per la scultura?

JAGO: In realtà io non posso parlare di passione per la scultura, io semplicemente faccio quello che sono. Non ho mai pensato alla scultura come una passione, la passione l’avevo più per il calcio, forse. Fare sculture per me è un’esigenza, è come se non respirassi, è una questione vitale, mi sento morire se non lavoro, se non scolpisco.

RH: Qual è stata la prima opera che hai realizzato? Che cosa hai pensato guardandola dopo averla ultimata?

 JAGO: La prima opera che ho realizzato è stata “Ego”, una sorta di mio autoritratto, una mano. Quando ho iniziato, avevo in mente grandi cose, grandi sculture, confrontarmi con dimensioni importanti, solo che non avevo la possibilità, tuttora non è semplice realizzare opere di grandi dimensioni. A quel tempo la mano era un modo, con il poco materiale a disposizione, di poter dire tante cose riguardo a me stesso e alle persone in generale e poi era anche un modo di far leva sull’immaginazione: guardare una singola parte del corpo lascia liberi di immaginare il resto.

RH: Credi che gli artisti che frequentano l’Accademia delle Belle Arti, siano in qualche modo intrappolati dall’Accademia stessa?

JAGO: Ritengo sia una cosa molto soggettiva, dipende dal singolo individuo. Ci sono persone che vivono in una prigione e si sentono come a casa, nel momento in cui ne escono, si suicidano perché non ritrovano più il loro mondo. Io sicuramente mi sentivo imprigionato perché mi rendevo conto già stando lì, con un piede dentro e uno fuori, che all’esterno le dinamiche erano diverse, le risposte del fuori, quelle reali della vita, dentro non c’erano. Studi per anni materie che cambiano e si modificano ogni anno, ma poi quando esci ti rendi conto che il mondo è un’altra cosa; un conto è studiare Medicina, un altro è trovarsi in sala operatoria. E’ importante fare la gavetta, ma sicuramente non la fai dentro l’Accademia. La vita d’artista, ovvero sopravvivere d’arte, quella non te la insegnano in Accademia. Infatti c’è una piccolissima percentuale di persone che riesce a diventare effettivamente un artista al punto di farne un mestiere. Nel mio caso è stata una fortuna abbandonare l’Accademia, perché altrimenti oggi non staremmo qui a parlare dei miei lavori.

RH: Che consigli daresti a un giovane che volesse intraprendere la strada dell’arte e nello specifico della scultura?

JAGO: Il consiglio è di rimboccarsi le maniche se non hai la possibilità economica di poter delegare. Ad esempio puoi utilizzare il tuo denaro per realizzare dei prodotti e poi farli passare per tue creazioni, anche se effettivamente non le hai fatte in prima persona. Puoi avviare una produzione, creare un brand, curare l’immagine, e questo è ciò che fa la maggior parte degli artisti contemporanei, ovvero non realizza l’opera ma se la fa fare, avendo la capacità economica. Un ragazzo normale, cioè senza grosse possibilità economiche, deve come ho già detto rimboccarsi le maniche, deve capire che oggi i temi sono diversi, il mondo è cambiato e che se si vogliono ottenere dei risultati, le possibilità ci sono. Anche dal punto di vista della comunicazione oggi un ragazzo può occuparsi della propria comunicazione stando comodamente a casa, parlando, spiegando e condividendo sui social la propria opera. Oggi, piattaforme come Facebook offrono con pochi euro la possibilità di arrivare e farsi conoscere da una grande quantità di persone. La cosa fondamentale sono i contenuti, se questi sono validi, con il tempo si possono ottenere grandi risultati.

RH: Tra le tue opere, quale ti rappresenta di più e perché?

JAGO: Ognuna delle mie opere mi rappresenta perché in qualche modo parla di me, anche se scolpissi il tuo ritratto, dentro ci sarebbe una parte di me. Vivo la paternità di ogni mia opera perché la considero parte di me, ma con il tempo ho imparato a separarmene, a rompere il legame e l’attaccamento agli oggetti materiali. L’opera deve percorrere la sua strada ed io lo accetto.

RH: Sei al lavoro su un nuovo progetto? Puoi darci qualche anticipazione?

JAGO: Posso solo dirvi che al momento mi trovo vicino a Verona e sto lavorando a una grande scultura, che dovrebbe essere presentata a Roma a Marzo 2018, ma è ancora tutto da vedere. Questa è probabilmente l’opera a livello di lavoro, dimensioni e di concetto, più importante che abbia mai realizzato.

RH: Dov’è possibile ammirare dal vivo le tue opere?

JAGO: Il 12 Settembre è stata inaugurata la mia mostra personale a Monza in Via Carlo Alberto, dove è possibile trovare tutte le opere già esposte a Milano compresa quella dedicata a Papa Benedetto XVI “Habemus Hominem”, e in più quattro opere inedite mai esposte.

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“Memoria di sé” – JAGO 2015

RH: Guardare su Internet dei video nei quali realizzi le tue opere è meraviglioso. Quanto sono stati e sono tutt’oggi importanti per te i Social e il web in generale?

JAGO: I Social per me oggi sono fondamentali. L’opera d’arte è il contenuto, poi naturalmente devo occuparmi del contenitore e in questo il web offre grandi possibilità. Molte persone che mi seguono e apprezzano i miei lavori mi hanno conosciuto tramite i miei video. Do molta importanza alla comunicazione e ritengo che ogni giovane sia in grado di farlo, dedicandoci anche solo quindici minuti al giorno. Qualcuno mi ha chiesto quanto investissi a livello economico per la pubblicità. Gli ho risposto che io non spendo nulla, magari faccio qualche sponsorizzazione mirata in occasioni di grossi eventi o presentazioni, ma ripeto quello che conta sono i contenuti. Se le persone condividono è perché vogliono mettere sulla loro pagina quello che loro stessi sono.

RH: Qual è, se c’è, l’artista che ha maggiormente ispirato i tuoi lavori?

JAGO: Fin da piccolo i miei genitori mi hanno sempre portato a vedere cose di un certo tipo. Mia madre era un’insegnante delle scuole medie e spesso saltavo la scuola e l’accompagnavo durante le gite. Così ho avuto la possibilità di ammirare capolavori come la Cappella Sistina, i Musei Vaticani e di conseguenza scoprire artisti come Michelangelo, Bernini e la bellezza delle loro opere ha accompagnato la mia crescita. Mi fa sorridere che oggi si parli sempre di “Accademia delle Belle Arti”; secondo me la giusta definizione dovrebbe essere “Accademia delle Arti,” il bello è stato un po’ messo da parte. Ritengo che ognuno di noi sia in grado di riconoscere ciò che è degno di essere definito arte da ciò che non lo è. Per quello che mi riguarda mi sono sicuramente ispirato ai nomi noti, ma mi lascio contaminare da molte cose, vivo l’oggi, la mia sensibilità è qui e ora.

Intervista a realizzata da RH

Si ringraziano per la collaborazione Fabio Isopo e Roberto Poggi.

Per seguire Jago, i suoi lavori e le sue mostre:

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