“Non mi piacciono. Le subisco. Come se non le avessi fatte io. Una specie di prigione che dovrò trascinarmi per sempre”.

Letizia Battaglia

Una mostra sulla verità al Maxxi di Roma.

Un pugno allo stomaco. Un viaggio di impegno, passione e verità. Letizia Battaglia, ha raccontato non solo la mafia, ha mostrato una realtà nuda e cruda. Ha tentato, tramite i suoi i suoi scatti duri e attenti, di “parlare” della realtà italiana, ha messo insieme l’immagine di una Palermo crivellata dai colpi di Cosa nostra e quella della sua rinascita. Lo spettatore durante il percorso entra a contatto con una dimensione che descrive il potere, gli ultimi, la libertà, la morte e la vita. Una contrapposizione continua che prova a mettere in luce le idiosincrasie dell’Italia e della Sicilia degli anni ’70 e ’80.

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Nei suoi scatti Letizia Battaglia appare, parafrasando le parole del filosofo francese Paul Ricoeur, una fotografa resistente che con il suo obiettivo testimonia la libera ricerca della verità. Ritroviamo, in questa mostra quella figura socratica, tanto cara a Patocka del filosofo testimone. Letizia Battaglia nelle sue fotografie è stata proprio questo, ha tentato di incarnare questo “socratismo politico”. Il suo lavoro mette in risalto il sacrificio e il coraggio alla libera ricerca della verità. Ogni singola immagine rivendica la realtà libera dalla menzogna. Una narrazione che entra nella vita di tutti i giorni e ne tira fuori la dedizione della fotografa all’esposizione dell’oggettività.

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di Fabio Isopo