“In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare.”

Henri Laborit

Mediterraneo si apre con questa citazione, preludio di speranza e nuovi sogni.

Il periodo è quello della seconda guerra mondiale. Nel giugno del 1941, otto militari italiani sbarcano su un’isola dell’Egeo con il compito di presidiarla. L’atmosfera si presenta da subito surreale,  l’isola infatti, dopo l’occupazione tedesca, sembra deserta e priva di qualunque forma di vita.

I protagonisti, sfruttando l’isolamento e l’impossibilità di comunicare con il comando a causa della radio danneggiata, non perdono tempo e cominciano a dedicarsi ad attività che con la guerra hanno ben poco a che fare.

I giorni smettono di essere contati e si susseguono come si susseguono le pagine di una raccolta di poesie struggenti. Noi siamo i lettori che pagina dopo pagina veniamo rapiti dai luoghi vissuti dai protagonisti, dai profumi percepiti, dalle sensazioni che si trasformano in emozioni ed infine in sentimenti. Sentimento che non può evitare di prendere vita anche nel cuore dello spettatore, che inerme, assiste ad un tripudio di bellezza.

Mediterraneo è un film che ha 26 anni, è stato girato nel 1991 da Gabriele Salvatores a conclusione della cosiddetta “trilogia della fuga”, composta dai film Marrakech Express del 1989 e da Turné del 1990. E’ un film dedicato infatti a tutti quelli che stanno scappando ed è per questo più che mai attuale. Quanti stanno fuggendo dal proprio paese per afferrare quel futuro migliore di cui tanto si parla? Ecco questo film è dedicato soprattutto a loro, alle persone che trasformano la speranza e i sogni in voglia di farcela.

Mediterraneo, nel 1992, ha vinto l’Oscar come miglior film straniero e noi, a ridosso delle nuove premiazioni, vogliamo ricordare questo incantevole inno alla speranza.

“Dedicato a tutti quelli che stanno scappando”.

Mediterraneo

di Melissa Basile