NICOLAS BRUNO: l’arte come mezzo per affrontare la malattia. Una forma rara di paralisi del sonno ereditata dal padre, che colpisce pochi minuti prima di addormentarsi e durante la fase di risveglio. Da qui ha inizio un incubo fatto di luoghi, persone e presenze agghiaccianti nel quale Nicolas Bruno diventa un inerme spettatore. Solo grazie alla fotografia Bruno è riuscito in parte ad esorcizzare i suoi incubi, riproducendo in prima persona le immagine impresse nella sua mente.

Abbiamo avuto il piacere di conoscerlo meglio e di fargli qualche domanda per capire la sua storia.

 

L’INTERVISTA

 

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Foto di Nicolas Bruno

 

Per chi ancora non ti conoscesse, chi è Nicolas Bruno?

Sono un artista con sede a Long Island, New York, dove creo fotografie surreali che raffigurano le mie esperienze di paralisi notturna. Chi soffre di questa terribile patologia si ritrova completamente paralizzato nel letto con allucinazioni visive e uditive.

Come descriveresti in breve la paralisi notturna?

Un episodio tipico di paralisi notturna inizia con un sordo ronzio o una piccola scossa. Mi sveglio e cerco di muovere gli arti, ma capisco all’istante che sono immobilizzato e incapace di reagire alla situazione. Qualunque tentativo di gridare o di opporre resistenza peggiora il carico di ansia e di paura che si accumula nel petto, come se ti stessero rovesciando del cemento addosso. La stanza inizia a vibrare e figure senza volto iniziano a emergere dagli angoli della stanza, aleggiando sopra di me o volteggiando ai piedi del letto.

La fotografia era già presente nella tua vita prima che ti fossero diagnosticate le paralisi notturne oppure è un mezzo che hai scoperto soltanto quando hai cominciato a cercare dei modi per esprimere le tue emozioni?

 Sono sempre stato affascinato dalla fotografia fin dall’infanzia, ma ho cominciato ad occuparmene seriamente solo quando ho iniziato ad usarla come terapia. Solo una concatenazione di eventi del tutto casuale ha portato a far combaciare la mia passione artistica con la disperata ricerca di qualcosa che alleviasse le mie pene.

Quali erano i soggetti dei tuoi scatti prima che la fotografia diventasse un mezzo per esprimere le tue paure?

In genere prediligevo immagini di esplorazione urbana, aree rurali abbandonate o ritratti monocromatici. Ero affascinato dallo stridente contrasto che si crea quando la luce penetra attraverso i vuoti di un edificio in rovina illuminando così le trame degli oggetti dimenticati al suo interno.

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Foto di Nicolas Bruno

In alcuni dei tuoi scatti sono presenti altre persone oltre a te, chi sono? Capiscono sempre quello che hai vissuto e sono in grado di rappresentarlo al meglio?

Solitamente utilizzo un processo di sovrapposizione per potermi auto replicare e interpretare vari personaggi quando alcuni scenari lo richiedono, ma quando non sono io stesso a fare da modello a più personaggi, chiedo ad amici e parenti di diventare parte delle mie creazioni. Ritengo importante rendere partecipi del mio lavoro le persone a me care, perché sono le uniche a capire veramente quello che vivo.

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Foto di Nicolas Bruno

Quando hai queste allucinazioni ovviamente le vivi in prima persona, ma poi chiaramente le rappresenti in terza persona, in altre parole utilizzi un altro punto di vista. Questo processo ti aiuta a creare una distanza tra te e le tue paure?

Trasformare le mie visioni in opere d’arte mi aiuta a contenere il flusso di pensieri e paure che persiste dopo ogni episodio di paralisi notturna. Fare da modello a tutti i miei personaggi, mettendomi fisicamente in concetti e situazioni caotiche, mi fa quasi ripetere l’orrore al quale assisto in ogni mio sogno. In ogni sessione di shooting ho come la sensazione di rivivere il mio sogno, ma invece di non avere alcun controllo, ho il potere di agire su tutto ciò che mi circonda e divento il regista delle mie visioni. E’ decisamente liberatorio.

Quanto ti hanno aiutato la fotografia e l’arte nell’affrontare le paralisi notturne?

 Quando ho iniziato a soffrire di paralisi notturne, non avevo modo di esprimere tutto ciò che vedevo e provavo ogni volta che andavo a dormire. Dopo aver tenuto per un certo periodo un diario dei miei sogni, sono stato in grado di trasformare le mie esperienze in simboli e concetti che divenivano traduzioni visive della mia sofferenza. Finalmente potevo condividere i miei sogni con il resto del mondo, cosa che mi ha permesso di avere un riscontro e una rassicurazione sul fatto che non sono l’unico ad avere questo tipo di visioni. La fotografia è divenuta il mio modo di trasformare i miei sogni negativi in qualcosa di tangibile e positivo.

 

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Foto di Nicolas Bruno

 

Come trovi le location per riprodurre i tuoi incubi?

 Quando sono in cerca di una location, mi reco in tutti quei posti dove andavo da bambino con i miei amici e la mia famiglia. Questi luoghi hanno un valore sentimentale per me, e mi sento più sicuro a esprimermi in questi ambienti. Inoltre la città dove vivo offre una grande varietà di terreni, passando da fangosi acquitrini costieri a serpeggianti foreste.

Hai qualche allucinazione ricorrente oppure ogni volta si tratta di una situazione diversa, sempre nuova?

 Alcune delle mie allucinazioni possono ripetersi, ma spesso si trasformano e cambiano le proprie dinamiche. Vedo spesso molte figure a me familiari, come quella di una donna con un abito, un uomo con un cappello, un uomo dalle spalle larghe e un insieme di mani. Vari elementi delle mie allucinazioni si sono ripetuti negli ultimi anni e continuano a sorprendermi ogni volta.

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Foto di Nicolas Bruno

Qual è stata l’allucinazione che ti ha segnato maggiormente? Puoi raccontarcela?

Senza dubbio la mia prima esperienza con la figura della “Vecchia Strega” si distingue per essere la più estenuante che io abbia mai avuto, sia dal punto di vista fisico che emotivo. Subito dopo essermi svegliato paralizzato, ho percepito una presenza nella stanza che mi ha gettato nel panico totale. Con la coda dell’occhio ho visto una figura di una donna con un abito che si stagliava minacciosamente nell’angolo della stanza vicino alla porta. Questa percezione ha fatto scattare il terrore nella mia mente. Istantaneamente ho cercato di urlare e sono uscito dalla paralisi, ma appena ho reagito, sono stato bloccato da un mucchio di ombre di mani che spuntavano da sotto le mie coperte, legandomi al letto. Il mio tentativo di fuga ha provocato le urla della donna. Erano così agghiaccianti e forti da rompere i timpani. Lei ha iniziato ad avvicinarsi al mio letto volteggiando sinistramente per la stanza. Ho sentito crescere una pressione soffocante mentre lei veniva verso di me. Dopo quella che mi è sembrata una buona mezz’ora di lotta con la donna urlante, sono uscito dalla paralisi per la seconda volta e sono scappato al piano di sotto. A quanto ne so, stavo ancora sognando. Il sogno si è poi tramutato in una seconda paralisi notturna che mi ha colpito con sensazioni di orrore ancora più intense.

Per chi volesse ammirare le tue opere, dove si possono trovare?

Farò una mostra personale alla Haven Gallery of Northport di New York a febbraio del 2019. Potrete trovare tutti i dettagli sulle mie pagine social questo autunno.

 

Intervista a cura di RH

Traduzione a cura di Erika Orlando

Potete visionare e acquistare le opere di Nicolas Bruno direttamente sul suo sito nel link di seguito:

https://nicolasbrunophotography.com