PAVEL CECH

La prima volta che mi è capitato questo libro tra le mani, non avevo la più pallida idea di chi fosse il suo autore, Pavel Cech.

Dopo aver fatto qualche ricerca, ho scoperto di essermi imbattuto in un sognatore.

Pavel Cech è Nato nella Republica Ceca nel 1968. Prima operaio e poi vigile del fuoco, nel 2004 stravolge la sua vita decidendo di dedicarsi totalmente al disegno, alla pittura e alla scrittura, passioni che lo avevano da sempre accompagnato.

Un protagonista senza nome, ma con un numero sul berretto a identificarlo: 21868. Un chiaro riferimento al 21 agosto 1968, la fine della Primavera di Praga.

IL LIBRO

Un libro muto ma capace di raccontare molto, soprattutto a chi quegli anni non li ha vissuti. Una città grigia e cupa, vittima di una dittatura che impone una sola strada, un solo pensiero: “A”.

Una scenografia fredda, metallica e militarizzata dove gli individui marciano senza aspettative, senza sogni, guidati solo dalla paura.

Illustrazione di Pavel ?ech
“A” di Pavel ?ech

In questo tetro dipinto, il nostro protagonista proprio non vuole starci. Lui non è come gli altri, è molto simile forse, ma non è come gli altri.

La scoperta di un mondo diverso al di fuori delle alte mura che circondano la città gli da’ la forza di sognare e di trovare un modo originale per andarsene.

Prendere coscienza del fatto che “A” non è l’unica strada percorribile e che c’è sempre un modo per ribellarsi e per cambiare le cose lo porterà in un luogo fatto di tanti colori, tante lettere, di musica e soprattutto di libertà.

Una libertà da condividere con gli altri suoi simili, con chi non sa. Perché la libertà personale e quella di espressione in tutte le sue sfaccettature sono un diritto universale.

Disegno dopo disegno Cech coinvolge e fa riflettere con una storia che sembra così lontana ma che purtroppo è dannatamente attuale.

Pavel Cech dedica questa sua opera al “rivoltoso sconosciuto”, soprannominato tank man, che il 5 giugno del 1989 in Piazza Tienanmen (Pechino), armato di sole due buste della spesa si contrappose ai carri armati cinesi, diventando così il simbolo della disobbedienza civile.

di Simone Caputi

 

Potete trovare qui il libro.