Abbiamo fatto quattro chiacchere con Alessio De Santa, autore di The Moneyman, ecco quello chi ci ha raccontato.

Autore The MoneyMan

Per chi non ti conoscesse, chi è Alessio De Santa?

Sono un trentino che vive a Milano da ormai 15 anni. Nel 2003 ho cominciato a disegnare per De Agostini e seguire corsi in Disney (il famoso corso dell’Accademia Disney, quello che si segue solitamente per diventare uno dei loro disegnatori). Nel frattempo però ho capito che quel modo di fare le cose non mi divertiva più molto, e ad oggi sto cercando di produrre libri in un modo strano: creo delle squadre di persone, a volte anche giovanissime o alle prime esperienze, per provare a raccontare storie in una maniera diversa. Sono convinto che il processo influisca sul risultato più di quanto non facciano le intenzioni, e mi piace molto interfacciarmi con altre persone (cosa che nel lavoro “canonico” del fumettista succede molto raramente).

Com’è nata l’idea di creare un romanzo grafico sul fratello di Walt Disney?

L’idea di The Moneyman è nata nel 2007, mentre frequentavo il corso per disegnatori all’Accademia Disney. C’era una piccola biblioteca ricca di volumi biografici su Walt, e ho iniziato a studiarli per capire meglio che tipo fosse Walt come avesse fatto a raggiungere tutto quel successo. In Walt vedevo una figura che coniugava due anime, entrambe di successo (quella di artista e quella di businessman), e volevo capire come c’era riuscito, a quale prezzo. Ma più leggevo le biografie a lui dedicate e più mi accorgevo che non appena si arrivava nel dettaglio, non appena ci si avvicinava a questioni che non riguardavano la sfera creativa, di colpo queste glissavano. La svolta nella mia ricerca è arrivata con la lettura di due biografie: Vita di Walt Disney di Michael Barrier, e Building a company di Bob Thomas. La prima (Tunuè, 2009) è la più completa mai pubblicata in Italia, e in diverse parti cita e chiarisce il rapporto tra i fratelli. La seconda (Hyperion, 1998) non è mai stata tradotta in Italia né ristampata in America, sono riuscito a reperirla usata, ma è stata davvero un’impresa. Quest’ultima, nonostante sia commercializzata come un manuale di auto-aiuto per imprenditori, altro non è che una biografia di Roy Oliver Disney, il fratello di Walt. L’ho scoperto anch’io solo dopo che mi è stata consegnata, immaginatevi lo stupore. Queste due biografie hanno il pregio e il difetto di essere estremamente ben documentate, risultando così piuttosto impegnative per il grande pubblico. Quello che abbiamo cercato di fare con The Moneyman è usare la stessa materia per costruire una storia credibile, che ci avvicinasse ai personaggi, ma il cui focus fosse l’intrattenimento. Voglio citare qui Filippo Zambello, che mi ha aiutato a sceneggiare il libro, e senza il cui aiuto non sarei mai riuscito a portarlo a termine, e anche gli altri ragazzi con cui ho collaborato, Lorenzo Magalotti alle matite e Lavinia Pressato e Giulia Priori al colore.

“The Moneyman” è frutto di un importante lavoro di documentazione, se avessi la possibilità di aggiungere nel libro un’informazione o aneddoto che manca, cosa inseriresti?

Questa è LA domanda. Ce ne sono a centinaia, seriamente, ma devo dire che se a oggi mettessi mano al libro, probabilmente deciderei di togliere, piuttosto che di aggiungere: la mia ambizione era di raccontare tutta la storia dei Disney, e quando ho realizzato che non ce l’avremmo fatta (perché il libro sarebbe diventato un trattatone di 260 pagine o giù di lì), abbiamo dovuto tagliare parecchio. Ci siamo però affezionati a certe cose che non volevamo togliere, e forse in alcuni punti la narrazione sarebbe stata più sciolta se invece l’avessimo fatto. A parte questo, aneddoti meravigliosi che non abbiamo scritto ce ne sono a profusione. Ne cito due a caso:

  • Questo non l’abbiamo messo perchè non eravamo sicuri della fonte (era un libro scritto per fare scandalo), anche se la storia è citata anche in altre interviste: durante la produzione di Biancaneve lo Studio era in ritardo sulla realizzazione del film e indebitato fino all’osso. Era Natale, e Walt aveva chiesto ai dipendenti di non andare in ferie. Per cercare di alleggerire il clima, si era travestito da Babbo Natale e aveva portato dei regali ai dipendenti, i quali però non l’avevano presa bene: volevano solo andare dalle loro famiglie. Nelle interviste viene ricordato come un momento molto imbarazzante.
  • Durante la produzione di Fantasia, Walt invita Frank Loyd Wright (uno degli architetti americani più influenti all’epoca) a tenere una lecture alla Disney. Per essere preparato, Wright chiede di vedere degli spezzoni del film in lavorazione, e gli viene fornito un prescreen (un montaggio parziale, fatto per uso interno). All’architetto il film non piace per nulla, si rifiuta di tenere la lezione e consiglia a Walt di prendersi una lunga vacanza.

Descrivere e disegnare della nascita e ascesa dell’impero Disney non deve essere stato semplice, quale criterio hai utilizzato per scegliere gli episodi da inserire all’interno del libro?

Abbiamo cercato di dare risalto alla personalità di Walt e Roy, quindi di scegliere gli episodi in cui queste spiccassero meglio, che facessero brillare il loro rapporto (che è poi il vero argomento del libro). E abbiamo cercato di fare in modo che queste si mescolassero con eventi che, letti in chiave umoristica, potessero alleggerire il libro, pur rimanendo nell’accuratezza storica. Venga messo agli atti che è stato più difficile del previsto.

Pensi che la Disney di oggi abbia mantenuto salda l’impronta dei fratelli Disney?

Da appassionato di case histories aziendali il problema della successione, della morte del “padrone” (o dei padroni) nelle aziende padronali è una cosa che mi affascina molto. Alcune cose sono state cancellate dal tempo, una su tutte l’artigianalità: la Disney “padronale”, quella nata in un fienile, era un posto di grande energia ed entusiasmo. I disegnatori si sentivano dei pionieri, chi gestiva le macchine da presa spesso le modificava e reinventava in base alle esigenze. Il lavoro lì era davvero qualcosa di incredibilmente fluido, da inventare. Quando l’azienda è diventata una società per azioni e poi, con la morte di Walt, questo è dovuto cambiare: l’azienda è stata strutturata e l’artigianalità si è un po’ persa. Quello che non si è perso, però, è un certo know how che è nato con Walt, una sua attenzione particolare per la creazione di un certo tipo di personaggi e di storie. È qualcosa di difficile da spiegare, ma lo si percepisce stando lì: dai disegnatori (io ero lì per quello) viene preteso un approccio basato non sulla bellezza dei disegni ma sul movimento, sull’energia, sull’espressività: non c’è una tazza Disney raffigurante un Topolino in semplice posizione di riposo, perché Topolino è le storie che racconta. Un’altra cosa che forse si è persa è che finchè Walt era in vita chi comandava era il reparto artistico, Walt aveva fatto costruire gli studi Disney mettendo ai piani superiori la produzione (i disegnatori) e al piano di sotto il management, il reparto legale e il marketing. Follia a pensarci oggi, ma così ragionava Walt.

Qual è il personaggio Disney che preferivi da bambino?

Sono stato sempre un fan di Paperino e del suo universo, mentre tra i film quello che ho rivisto più volte è Robin Hood.

Che consiglio daresti a un ragazzo che vuole muovere i primi passi nel tuo mestiere?

I fondamenti secondo me sono questi:

  1. scegliete (con mentalità concreta, guardando al mercato italiano) dove volete pubblicare i vostri disegni e preparate un portfolio mirato, non perseguite qualche strana idea di autorialità (quella arriva dopo che si è imparato il mestiere). Andate alle portfolio review (ne faccio anche io a Lucca Comics, cercatemi allo stand dell’Associazione Autori di Immagini o allo stand di Tunuè)
  2. non siate soli: createvi una rete di amici e persone che sono appassionate e seguono il mercato (vi aiuta a orientarvi e vi trattiene dal cadere)
  3. masticate editoria e seguite le case editrici: guardate i loro stand alle fiere, seguite i loro profili su internet, ascoltate le conferenze degli editor. Spesso vi spiegano come fare a pubblicare per loro.
  4. non solo fumetti: c’è un mondo che gira, non vi chiudete su voi stessi, non farete altro che produrre cose già viste.
  5. trovatevi un lavoro vero: se non ce la fate con il fumetto (è davvero difficile, all’inizio e anche dopo) non è un dramma, il mio primo libro l’ho pubblicato mentre lavoravo full time nella comunicazione di una multinazionale: si può fare, l’importante è non abbattersi.
  6. trovate un modo di amare il vostro lavoro. Il che vuol dire, per alcuni, non farlo di mestiere: ci sono tanti altri lavori che potete fare controvoglia, essendo comunque pagati molto meglio che non facendo il fumettista.

I Sogni, gli obiettivi e il coraggio di affrontare il mondo sono temi presenti sia in “The Moneyman” che in “La Principessa che amava i film horror”. Quanto hanno contato questi fattori nella tua vita?

Hanno contato e contano tantissimo, e nessuno mi aveva ancora fatto notare che fossero temi di entrambi i miei libri 😀

E’ più difficile creare un personaggio dal nulla o lavorare su uno realmente esistito?

Diciamo che sono due tipi di difficoltà diversi: nel primo caso la difficoltà è creare un personaggio coerente, credibile e al contempo interessante. Nel secondo caso si ha un certa responsabilità nel raccontare quel personaggio per come era (non tutti la sentono, questa responsabilità) e ci si deve continuamente fare i conti, cercando di non piegare troppo la storia alla Storia, se mi si consente il gioco di parole.

Hai qualche nuovo progetto in cantiere?

Più d’uno: vorrei scrivere un giallo e parlare della discriminazione di genere, che è un argomento che mi interessa molto, ma ho anche altre storie in cantiere delle quali non so ancora la natura (non so se saranno libri illustrati o a fumetti o forse romanzi). Sono un grande appassionato dello spazio e di problemi astrusi ma contingenti (come ad esempio la fine del mondo, che secondo il MIT potrebbe arrivare in una settantina d’anni), spero di riuscire a raccontare almeno metà delle storie che ho in mente.

Alessio De SantaTunuè

Per aquistare il romanzo The Moneyman

di Melissa Basile