“Siamo solo la curva di un fiume, che viene da lontano e non si fermerà dopo di noi.”

Questa storia, di Alessandro Baricco

Questa storia parla di strade.

E potremmo anche finirla qui, se solo qualcuno avesse già raccolto – in un vocabolario magari – la semantica di Baricco sul concetto di strada. Accanto alla voce in grassetto non troveremmo più una definizione, ma una forma di poetica.

Strada. Striscia più o meno larga di terreno battuto, lastricato o asfaltato, che serve da comunicazione fra più luoghi.

Sì, certo.

Adoro i vocabolari e quel modo tutto loro di prendersi in giro, letteralmente: usando parole per definirne altre. Soprattutto mi piace il fatto che nella loro esattezza definitoria sia contemplata sempre e soltanto una dimensione: quella del reale oggettivo, materico e inossidabile. Mai una deviazione (tanto per rimanere in tema…), un dosso improvviso e quel sobbalzo affacciato sull’interiorità.

Libri come questo, allora, aiutano ad entrare in una parola, a percorrerla con gli occhi di chi – abilmente  – ci regala un suo nuovo, plausibile significato.

Inizio del secolo: l’Automobile, la prima. Il Circuito, il primo. Il protagonista, Ultimo. Un nome come pochi, origini come tanti, un destino  – disinvolto e inevitabile – come sempre meno.

A salire sul palco di questa storia è la storia stessa: quella maiuscola della guerra (la nebbia della ragione raccontata attraverso i dettagli, raccapriccianti e bui, lasciati indietro dagli statistici) e quella minuscola di esseri umani e letterari che, al cospetto del proprio sogno, saranno sempre e comunque comparse.

Ultimo è l’uomo della Strada, ma non nel senso di uomo comune. Il circuito che sogna è l’arma assoluta contro le perdite di tempo dell’esistenza. Attraverso le pagine si farà inseguire, avvistare, confondere, perdere e ritrovare, ma solo percorrendo le tante curve di senso che gli piace seminare dietro di sé.

I soliti cinici diranno che a Baricco piace poggiare il suo scrivere sugli archetipi, perché la loro melodia ha ali più forti di qualunque successiva e scontata imitazione. Arrivando in fondo, però, si capisce con quale tipo di sorriso si possa controbattere: quello del lettore appagato dalla bellezza delle cose che si compiono (destini, progetti, circuiti di asfalto e di vita), delle anime che si ritrovano (zero tempo e zero spazio a fare da lontananza: qui l’amore è leggere fra le righe dell’altro), delle eredità ineffabili che i padri lasciano ai figli (e che i grandi scrittori sanno sublimare in racconti).

Curve, tante o poche non conta. A deciderne il numero saranno le gioie, i dolori, i momenti che da qualche parte, resteranno dopo di noi.

Allora viene quasi la tentazione di farlo:

Strada, secondo Baricco.  L’andare che disegnano inconsapevoli i ricordi, con il traguardo ad urlare che non c’è più niente da capire, i vocabolari a smettere di  esistere e l’amore, quello, ancora a camminare.

di Elisa Boccanera