Sense8.

8 ragazzi sparsi per il mondo.

Culture differenti, abitudini differenti, credo differenti, vite differenti.

Qualcosa improvvisamente li unisce: una reciproca connessione telepatica. Scoprono così di essere dei Sensate, persone con un elevato livello di empatia. Da questo momento le loro vite si intrecciano e proseguono in cerca di risposte.

Essere empatici significa essere capaci di “mettersi nei panni dell’altro”, percependone emozioni e pensieri. Il termine deriva dal greco en-pathos ovvero “sentire dentro”.

Il punto di forza di Sense8 è stato proprio quello di rendere empatico qualsiasi spettatore diventato seguace di questa serie targata Netflix. Episodio dopo episodio siamo noi a diventare i protagonisti della scena, le sensazioni percepite dai personaggi arrivano in maniera forte anche a noi che li osserviamo dall’esterno e per un motivo o per un altro ci sentiamo legati a ciascuno degli otto protagonisti, pur essendo essi così diversi tra loro.

E’ bello poter osservare quanto ciascuno di noi, pur nelle proprie diversità sia simile a qualsiasi altro essere umano. I sentimenti, le paure, gli istinti che possono appartenere ad un individuo, fungono da filo conduttore nelle vite di ciascuno di noi, rendendoci simili gli uni agli altri.

Merita menzione l’ottima scenografia che insieme ad una scelta impeccabile delle musiche riesce a rendere tutti i momenti, specialmente quelli più importanti, ancora più significativi e di grande impatto emotivo per noi spettatori che non possiamo fare altro che goderci questo piccolo capolavoro.

Alla fine, saremo tutti giudicati per il coraggio del nostro cuore. (In the end we will all be judged by the courage of our hearts. -Hernando a Lito)

Sense8

di Melissa Basile