Simona Binni nasce a Roma nel 1975, si laurea in Psicologia dello sviluppo evolutivo e frequenta la Scuola Romana del Fumetto dove si diploma. Da qui ha inizio la sua brillante carriera professionale, diverse collaborazioni internazionali e tre opere personali (Dammi la mano, Amina e il Vulcano e Silverwood lake). Opere queste, che  affermano e confermano la sua bravura, la sua sensibilità e la sua capacità di raccontare storie coinvolgenti. Tra i consigli letterari dell’ Huffingtsonpost per nel 2016, noi di RH, abbiamo avuto il piacere di intervistarla…

 

1) Scrivere storie e descrivere i tuoi personaggi ti riesce bene, ma come descriveresti te stessa?

Una persona piena di trasporto per le persone e le cose che ama. Vivo in modo molto intenso ogni situazione, nel bene e nel male. Da qui la mia voglia e necessità di raccontare storie…
Mi piace il silenzio e il mare. Mi piace parlare con la gente, anche la più diversa da me perché, in fondo, ci assomigliamo tutti. Siamo esseri umani. Tutti.

2) Quanto c’è di Simona nei personaggi e nelle storie che racconti?

In tutto quello che racconto ci sono sempre io. Questo non significa aver fatto sempre esperienza diretta di ogni situazione, ma almeno aver fatto delle ricerche, approfondito e conosciuto un argomento, questo si. Poi, il perché certe cose interessino, è un’altra domanda e non me l’hai fatta!!

3) Nelle tue opere, sono le parole a regalarti delle immagini, o sono le immagini a tirar fuori le parole?

Entrambe le cose. Lascio che arrivino e che siano di ispirazione. Non importa cosa arrivi prima, l’uno è di stimolo per l’altro.

4) Le illustrazioni di Silverwood lake, il tuo ultimo lavoro, hanno qualcosa di diverso dai tuoi lavori precedenti, il tratto sembra più maturo, più vissuto. Cos’è cambiato? È stata una scelta stilistica?

Si, ho scelto di cambiare. Per molteplici ragioni. Anzitutto perché mi annoio a fare sempre la stessa cosa e poi perché il tratto cambia e si evolve insieme a noi.
Cresciamo e lui anche, in modo simbiotico.

5) Quando hai capito che l’illustrazione e la scrittura sarebbero potuti diventare il lavoro della tua vita?

Quando ero bambina, lo sognavo. Oggi spesso mi capita di non realizzare che sia un lavoro, perché fa parte di me, lo è sempre stato. Racconto storie, disegnando, da che ne ho memoria. Forse lo faccio semplicemente perché tutto il resto non andava bene per me.

6) Cosa leggeva Simona Binni da adolescente?

Da adolescente è l’unico periodo della mia vita in cui leggevo davvero poco. Preferivo la musica, scrivere le mie cose e uscire. Leggevo tanto da piccola e poi in età adulta leggere è diventata una vera e propria passione. Leggo di tutto. Narrativa, saggi, gialli, fantasy, ovviamente fumetti! Ci sono in giro troppe cose belle per precludersi un genere.

7) Quali sono stati gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato o ai quali ti sei ispirata sia come scrittrice che come disegnatrice?

In realtà non ho autori di riferimento nello specifico. Quello che mi piace oggi, domani forse cambierà. Io ho sempre raccontato le cose che avevo dentro e fare una buona scuola di fumetto, mi ha dato la giusta tecnica. Poi lo studio degli autori, quello è una costante. Bisogna guardare tutto. Tutto!

8) Quali sono i tuoi progetti lavorativi futuri?

Una nuova storia e un altro po’ di cosine, che ultimamente stanno arrivando copiose…

9) Diverse le citazioni che introducono i capitoli di Silverwood Lake, si va da Emily Dickinson a Sigmund Freud passando per capolavori cinematografici come Pulp Fiction e Trainspotting fino a Murakami Haruki e Anne Sexton. Proprio quest’ultima scrive ” Non importa chi fosse mio padre, importa chi ricordo che fosse” poche parole che ti entrano dentro.

A volte è giusto che certe cose parlino per te. In quel momento è già stato trovato il modo perfetto di esprimere quel concetto e io vorrei farlo proprio in quel modo, perché non ce ne potrebbe essere un altro. È come se avessero chiuso un cerchio. E allora va bene così, lascio che lo facciano al posto mio.

10) Da cosa deriva il nome Silverwood Lake?

È un lago realmente esistente, si trova in California, negli Stati Uniti. La storia è ambientata li. Come titolo mi sembrava onesto. E suonava bene… almeno a me!!

 

Intervista di RH – Riding High