Storia di un corpo, ascoltato nella versione audiolibro, è un vero regalo: la scrittura di Daniel Pennac, avvolta nella voce inconfondibile di Claudio Bisio, trascina altrove e come non mai.

Lo stile che ha fatto amare Pennac a milioni di lettori di ogni età e, praticamente, di ogni nazione, trova un tema originale e lo affronta con tutto il realismo di cui ha bisogno: il racconto di ciò che in una vita intera, passa per il corpo. Nel corpo, dal corpo, sul corpo. Soprattutto il proprio ma, con tenera curiosità, anche per quello di chi si ama.

Sono gli appunti di chi ha deciso, bambino, di esaurire il prima possibile tutte le riserve di paura a disposizione: affrontando ciò che le alimenta in modo da accelerare il processo e viverne libero. Scrivendone, appunto.

Usando la formula del diario il protagonista affida ad ogni nota l’evoluzione continua che gli appartiene e che lo accomuna al grande ‘corpo unico’: pelle, capelli, dita, organi interni, muscoli, ma anche movimenti, abitudini, effetti collaterali e stupori.

Un’entità, quella del corpo, spinta spesso in secondo piano sul palcoscenico letterario: come se soltanto le pene dell’anima e la gioia della mente (anche in un loro viceversa) potessero essere i protagonisti più degni e plausibili del romanzo universale.

Ecco perché il tributo al ‘contenitore’ di tanto ardore esistenziale – e al suo personalissimo linguaggio – appare doveroso: riflesso in uno specchio che parte dall’infanzia e approda, come è da sempre, alla vecchiaia, il narratore lascia sui suoi quaderni solo ciò che ‘accade’, con Laroussiana neutralità.

Nessuna età si fa allora scontata se studiata da questo punto di osservazione: leggendo (o ascoltando) Pennac sentiamo abrasioni cardiache e contusioni mentali: perché gli eventi che circondano un corpo non possono restare eternamente fuori.

Sotto l’abilità asciutta e definita di questa scrittura, il trucco degli spazi vuoti funziona anche stavolta: è il non raccontato a dire tutto al lettore. Sono le emozioni mascherate da sintomi a rivelare. Le pagine che si assottigliano e quelle che si ripetono sono le stesse che si aprono a sipario sul vissuto più intimo.

Vietato dimenticare che a fare da corpo a questa possibilità letteraria, è stata ancora una volta l’invisibile – e per questo perfetta – traduzione di Yasmina Mélaouah. Cui va un sentito grazie: non fosse stato per la sua eccellenza, in tanti anni da lettrice di Pennac, avrei goduto meno.

di Elisa Boccanera

“Più lo si analizza, questo corpo moderno, più lo si esibisce, meno esso esiste.”
DANIEL PENNAC