“Ci siamo chiesti cosa sarebbe successo se le conseguenze più nefaste della connessione globale delle informazioni si fossero rivelate un secolo prima, in un periodo già pesantemente mutato dalle innovazioni tecnologiche”

A. Locatelli – A. Pau

 

INTERVISTA 

1) Che siate bravi a raccontarvi tramite le vostre storie è certo, ma nella vita reale chi sono Alberto e Andrea?

Andrea Pau. Essere umano, sardo, trentacinque anni, creatore di storie, grande amante della birra, severo degustatore di pizze capperi e acciughe.

Alberto Locatelli. Disegnatore analogico, conoscitore di tecniche pittoriche tradizionali ma che sta scoprendo la strada del digitale. Uno che vorrebbe fare tante cose, se ne avesse il tempo.

2) Come nasce la vostra unione artistica? Come vi siete conosciuti? The Believers è la vostra prima collaborazione?

Nasce tutto grazie a IT Comics. Andrea aveva una storia, Alberto la voglia di disegnare: i creatori dell’etichetta (Fabiano Ambu e Francesco Abrignani) ci hanno messo in contatto. Prima di iniziare abbiamo discusso praticamente su tutto… genere, ambientazione, scelta dei protagonisti, ma senza mai incontrarci dal vivo. Parlare davanti a un caffè, a Lucca, ha confermato la bontà del sodalizio. Quindi sì, questa è stata la nostra prima collaborazione.

 

 

 

3) Come nasce l’idea di raccontare una storia cosi attuale in salsa storico/steampunk?

Da una domanda, il classico “what if”. Ci siamo chiesti cosa sarebbe successo se le conseguenze più nefaste della connessione globale delle informazioni si fossero rivelate un secolo prima, in un periodo già pesantemente mutato dalle innovazioni tecnologiche. La risposta è in queste pagine.

4) È stata la storia di Pau ad ispirare i disegni di Locatelli o viceversa?

AP: È stato un processo particolare. Io avevo uno spunto in mente che riguardava la società Forteana, un’associazione che si ripromette di portare avanti l’opera di Charles Fort, scrittore e catalogatore di notizie curiose. Alberto ha espresso la preferenza per certe ambientazioni, per la Belle Epoque… queste suggestioni ci hanno indicato la direzione della storia, e ispirato la domanda di cui parlavo prima.

AL: Dopo la prima proposta di Andrea mi son ritrovato con la possibilità di prendermi alcune libertà creative (vedi la scelta dell’ambientazione, o i character dei personaggi) che lavorando per gli editori quasi mai si ha. Questa cosa mi ha inizialmente destabilizzato, ma sicuramente mi ha aiutato a crescere professionalmente. Ora sono molto più tranquillo quando si tratta di mettere su carta idee che sono in parte anche mie.

 

5) Quella di “The Believers” è una storia già definita fin dall’inizio del progetto o prende forma e si evolve in corso d’opera?

AP: La “bibbia” del progetto è piuttosto articolata. Ho raccolto una montagna di documentazione (pure troppa!), ma riguarda soprattutto il mondo nel quale i nostri protagonisti si muovono. Idee, notizie, fatti storici… Poi saranno le relazioni, gli scontri tra i personaggi a mandare avanti la vicenda. Su questo, ci siamo lasciati totale libertà d’azione. Tutto può succedere, in pratica.

6) Che periodo vive secondo voi il settore dei fumetti? Avete notato cambiamenti rispetto agli anni passati?

AP: È un periodo di cambiamenti. L’edicola è sempre meno frequentata (parlo per gli altri, eh… io sto pagando la retta del miglior college inglese al figlio del mio edicolante di fiducia), ma di contro il fumetto ha sfondato la parete delle librerie di varia, e quindi è molto più presente di prima. Forse i singoli titoli vendono meno di dieci anni fa, ma c’è una quantità di storie in giro che lascia ben sperare: se il comparto continuerà a crescere, cresceranno anche i compensi per gli autori che, per quanto riguarda i piccoli editori, non sono paragonabili a quelli di realtà dove il fumetto è meno “nicchia” (dico banalmente la Francia, ad esempio).

AL: Al di là del mercato, di cui ha parlato bene Andrea, una cosa che noto oggi è che l’interesse crescente del pubblico (con i fumetti in libreria la Graphic Novel si è guadagnata il meritato riconoscimento culturale) ha portato molta gente a scoprire che fare i fumetti è un mestiere. Il che da una parte è un bene, perché crea un pubblico consapevole e che rispetta il tuo lavoro. Dall’altra crea una quantità impressionante di gente che i fumetti li vorrebbe fare, ma che sostanzialmente non li legge.

7) Qual è stato per ciascuno di voi, il complimento più bello ricevuto per “The Believers”?

AP: “Quando esce il numero tre?”

AL: Il fatto che almeno una volta a settimana qualcuno mi scrive per parlarmi del progetto che ha in mente e che vedrebbe benissimo disegnato tipo The Believers. Questo lo reputo un bel complimento.

 

8) Quale sono state in passato e quali sono oggi le vostre influenze artistiche?

AP: Elenco disordinatamente autori, personaggi, storie: Cavazzano, Tex, Pazienza, Preacher, Alan Moore, Devilman… da ragazzino ho letto (rigorosamente a scrocco) tutto ciò che la mia povertà mi consentiva. Oggi guardo con ammirazione alla capacità che hanno Davide Reviati e Manu Larcenet nel fondere parole e immagini; ammiro la versatilità di Alessandro Bilotta e Brian K. Vaughn; invidio con perfidia Gipi. Fuori dal fumetto, sogno di avere la scrittura sempre fresca di Sergio Atzeni; la prosa semplice ma ricercata di Nicola Lecca; la verve di provincia di Cristiano Cavina.

AL: Tendo a separare le influenze in base a quello che sto disegnando (che poi è una scusa per variare e ispirarsi ad autori dagli stili diametralmente opposti). Quando disegno Don Camillo, oltre a tutto lo staff di colleghi che lavorano con me alla serie, guardo moltissimo Villa e Piccinelli. Per The Believers tengo sempre a portata di mano i fumetti di Sean Gordon Murphy e Rafael Albuquerque. Quando invece illustro ad acquerelli in totale libertà, cerco di far mie le tecniche di disegnatori che mi piacciono o che magari becco casualmente sul web e che mi colpiscono. È divertente, una volta mi ispiro a Sienkewitz, un’altra a Ribic, un’altra ancora a Simone Bianchi. E così via.

9) Un fumetto del passato che avreste voluto disegnare o scrivere voi?

AP: La domanda è difficile. Per i diversi piani di lettura e la qualità infusa nelle pagine dagli autori, credo L’Eternauta di due geni, Héctor Oesterheld e Francisco Solano Lopez. Io sono tutt’altro che un fan boy ma dieci anni fa, quando ho stretto la mano a Lopez, una stretta allo stomaco l’ho provata.

AL: Bone di Jeff Smith, uno dei massimi esempi del fumetto indipendente americano. Invidio Smith e la sua capacità di portare avanti una saga del genere in assoluta libertà e divertendosi un mondo nel farlo (cosa che traspare leggendolo).

Intervista a cura di RH – Riding High

https://rh-ridinghigh.com/2017/02/15/the-believers-di-andrea-pau-e-alberto-locatelli/

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