To the Bone – Fino all’osso, film originale targato Netflix, per la regia di Marti Noxon, che ricopre anche il ruolo di sceneggiatrice.

Il burrascoso percorso di una ragazza di vent’anni per uscire dal limbo dell’anoressia.

Ad interpretare la protagonista Ellen/Eli è la giovane attrice Lily Collins, che riesce nell’intento di donare al personaggio il giusto ritmo. La Collins risulta estremamente credibile nel ruolo, probabilmente a causa di un’esperienza personale legata all’anoressia che l’ha molto segnata.

Una famiglia complicata, anzi due.

Affrontare situazioni del genere non è mai semplice. Eli non riconosce o probabilmente evita di affrontare la sua condizione, comportandosi come se il problema non esistesse. Dall’altro lato la famiglia allargata è troppo presa a risolvere i propri conflitti interni per occuparsi pienamente di lei.  E’ la sorellastra Kelly (Liana Liberato), probabilmente, il componente della famiglia maggiormente in grado di rapportarsi con Eli.

Fino-All-Osso-Un-Dlm-di-Marti-Noxon
Scena tratta dal film “Fino all’osso” di Marti Noxon

Passare almeno sei settimane nella clinica Threshold, sotto la supervisione del Dr William Beckham (interpretato da Keanu Reeves). Questo è l’obiettivo di Eli. Qui farà la conoscenza di altri ragazzi che come lei combattono quotidianamente la battaglia con il cibo.

Un ritratto duro, consapevole e a tratti cinico che ci aiuta a comprendere ciò che si cela dietro ai disturbi alimentari. Fino all’osso riesce nel suo intento di portare davanti al grande pubblico uno dei problemi più diffusi del nostro tempo, ma del quale si parla poco o nel modo errato.

Quel qualcosa che manca.

A conti fatti però si ha l’impressione che manchi qualcosa, che tutto si risolva troppo rapidamente. Fino all’osso non riesce a scavare a fondo nei personaggi e nella storia. Forse questo può dipendere dal fatto che siamo troppo abituati ai ritmi delle serie tv, dove c’è la possibilità di approfondire tutto. Un film che avrebbe meritato più spazio, più aria, più profondità, ma che rimane in parte schiacciato dai 107 minuti della pellicola.

L’impatto generale è forte, il cast funziona bene, ma a mio avviso, il film non sfrutta tutto il suo potenziale. Dispensa emozioni forti, che spesso però non ti restano addosso. Nega la piena empatia con i personaggi, impedendoci di oltrepassare la soglia.

di Simone Caputi

“Ho tutto sotto controllo”

Ellen